«Le due città, quella del turismo e quella dei residenti, sono entrate in collisione. E temo siamo oltre il punto di non ritorno». Il sociologo e urbanista Giandomenico Amendola non è molto ottimista sul futuro della città: «È la domanda che crea l'offerta di servizi e prodotti per turisti. E la domanda cresce sempre». «Io ho vissuto due anni in via dei Neri. Non mi stupisco affatto di cosa sta succedendo. Il turismo, a Firenze, è arrivato ad un tipping point , un punto di svolta, se non proprio di non ritorno: la città del turismo è entrata in collisione con quella dei cittadini». Giandomenico Amendola, sociologo e urbanista, già docente a Firenze, oggi vive a Bari. Ma dopo aver vissuto qua per oltre trent'anni, in cui torna spesso, è pessimista sul futuro del turismo in città. Professore, perché questa visione? È convinto che non ci siano spazi per una compatibilità tra turismo e residenza, a Firenze? «Normalmente, le due città convivono. Ma quando la città è piccola come Firenze, la compatibilità è difficile: qui ci sono meno visitatori di Roma, ma concentrati in un fazzoletto di terra». Perché secondo lei siamo arrivati ad un punto di non ritorno? «Ci sono vari elementi che spingono la città dei turisti a mangiarsi, a sovrapporsi, a quella dei residenti. Quella centrale, è l'economia. In un modello in cui la domanda aumenta sempre, il sistema economico risponde offrendo quello che la domanda cerca: un parco a tema». Questo però non implica immediatamente che i residenti vengano espulsi. «Sì, invece. Perché le dinamiche, in questa logica del consumo, spingono tutta l'economia della città a rispondere a questa domanda, sempre in aumento. Così però si spinge non solo ad offrire alberghi, cibo, prodotti, ma comporta anche che la "città del turismo" si allarghi il più possibile, a scapito di quella dei residenti». È sempre stato così? «No, ma era un mondo diverso. Il mio primo incontro con Firenze è stato nel '61, giovane studente del corso per ufficiali di aeronautica. Ricordo gli alberghetti familiari, i ristoranti familiari. Anche allora c'erano il Porcellino e i musei affollati, ma era una città che imprimeva all'organizzazione turistica il proprio Dna». Quanto hanno influito le nuove piattaforme web (per le recensioni, per le prenotazioni di ristoranti e hotel) in questo processo? «Ovviamente moltissimo. Perché aumentano l'efficienza dell'incontro tra domanda ed offerta, ma soprattutto perché prima la vacanza era pianificata, ora grazie al web è istantanea. Il turismo è diventato volatile: la risposta arriva non solo nell'uso degli spazi, ma nella capacità e nella velocità dei soggetti economici di interpretare le richieste dei turisti. Via dei Neri è così perché è diventata come un grande magazzino che offre la merce alla clientela che arriva. Interi pezzi di città sono dei grandi magazzini che vendono l'immagine di Firenze. Non mangi la finocchiona e bevi sangiovese: mangi e bevi un pezzo di "esperienza" di Firenze. Succede già ovunque: chi compra il Brunello, che costa ormai più del Barolo, paga 30 il Brunello, il 70 l'esperienza di bere qualcosa che arriva dalla Toscana. C'è un'economia che vende un pezzo di esperienza di Firenze». In economia però si studia l'«Ottimo paretiano», l'equilibrio tra domanda e offerta: alla fine, si fermerà questo processo? «Difficile trovare limiti, con un mercato mondiale del turismo che aumenterà del 4 l'anno per i prossimi 10 anni e che vede interi continenti entrare nel mercato turistico. E anche perché si è creato, a mio parere, un circolo vizioso, virtuoso per chi ci guadagna, che risponde all'equazione: fino a che c'è domanda c'è offerta. Il grande economista Ricardo diceva: se qualcuno ha bisogno di scrivere una lettera per strada, ci sarà sempre un gobbo che presterà la sua schiena. La Firenze della camera con vista, del grand tour , non esiste più. L'Antico Vinaio va a ruba perché si presenta come esperienza autentica, anche se produce schiacciate a livello industriale. Non c'è niente di più vendibile che l'autentico, o il presunto tale». Ma è possibile arginare delocalizzando il turismo? «Un po' alla volta il turismo, a caccia di autenticità, si sposterà verso San Frediano o Santo Spirito. Ma i fenomeni si ripeteranno allo stesso modo. Come fa un sindaco a fermare chi fa correre l'economia? Ed oltre un certo livello il processo è inarrestabile. Un "tipping point", dicevano i sociologi quando studiavano i ghetti nelle città Usa».