ROMA - Scontro tra il ministro delle Infrastrutture, Lunardi, e il Servizio studi della Camera sulle grandi opere. I tecnici di Montecitorio hanno preparato un rapporto che, nei fatti, è molto critico con il governo. Diversamente da quello che sostiene Berlusconi, l'Italia non è un immenso cantiere, ma piuttosto un vasto studio di ingegneristica, in cui tanti progetti vengono elaborati, ma ben pochi attuati. Delle realizzazioni più necessarie alla Penisola, soltanto un'esigua parte è uscita dalle secche di una troppo lunga preparazione. Su 17 macro-opere, - spiegano gli esperti della Camera - appena il 7,2 è entrato nella fase delle gare tra le imprese, per il 17,7 i contratti sono partiti, mentre un misero 0,2 rappresenta i lavori portati a termine. La panoramica tracciata dal Servizio studi appare, come minimo, dettagliata. Il nuovo sistema dei valichi è ancora «interamente in fase di progettazione». Per il Corridoio padano un quarto degli appalti risulta in assegnazione, ma le altre quote sono tuttora sulla carta. Un secondo Corridoio strategico per le comunicazioni, il Tirreno-Brennero, può vantare una contrattazione che non arriva al 15. Un po' più avanti il Corridoio adriatico, con il 40 di affidamenti, ma sono in netto ritardo la Trasversale e la Dorsale appenninica, «con l'80 delle opere in progettazione». E il fiore all'occhiello del governo, cioè il Ponte di Messina, è in paziente attesa che partano le gare preliminari. Per il resto, la maggior parte degli hub portuali, degli interporti e della rete idrica da potenziare non sono usciti dallo stato di progetti. Unica eccezione gli interventi nel settore dell'energia, «in fase di conclusione». Il guaio - si rimarca a Montecitorio - è che manca all'appello il 60 delle risorse indispensabili a completare il programmi: oltre 31 miliardi di euro. Per adesso di investimenti privati se ne sono visti pochi e si teme che i primi risultati «visibili» di notevole spessore non arrivino prima del 2007. Insomma, chi sperava di mettere in moto il volano della competitività attraverso le infrastrutture è rimasto deluso. Del tutto diversa la valutazione di Lunardi, che replica: «I fatti parlano da soli. In tre anni noi abbiamo cantierato (cioè aperto cantieri - ndr) per 32 miliardi di euro. Il Cipe finora ha approvato interventi per 68,9 miliardi e garantito risorse per 38,7 miliardi». Niente a che vedere, dunque, con i passati governi, che in 13 anni erano riusciti ad avviare cantieri per non oltre 17,5 miliardi. Il ministro mette sul piatto anche i piani del 2006: entro i primi sei mesi partiranno opere per 40 miliardi, con altri 400.000 posti di lavoro, da aggiungere ai 700.000 già creati. Adesso quasi il 26 dei programmi è entrato nella fase delle gare o dell'assegnazione dei contratti e non va trascurato l'aumento dell'importo medio degli appalti, passato da 500.000 euro a 1,6 milioni. Una prima risposta ai dubbi sollevati alla Camera riguardo ai finanziamenti dovrebbe giungere con la prossima Finanziaria. Per il biennio 2006-2007 servirebbero almeno 12 miliardi e resta da vedere se e come il governo troverà questa somma non indifferente, indicata nel "programma di infrastrutture strategiche" allegato al Dpef. Qui si ammette che negli ultimi tre anni lo stato poco favorevole dei conti pubblici ha asciugato le risorse destinate alle maxi-opere, ma non si precisa dove saranno rastrellati i denari necessari per rispettare la tabella di marcia.