La lezione dello storico dell'arte in Pinacoteca sul capolavoro dell'arte ferrarese del '500 «Il Polittico Costabili? È una bellissima spy story». Salvatore Settis, archeologo e storico dell'arte di fama internazionale, ha così introdotto ieri pomeriggio alla Pinacoteca Nazionale di Ferrara l'incontro promosso per presentare il libro di Luisa Ciammitti e Vincenzo Gheroldi sul capolavoro dell'arte ferrarese del Cinquecento. E ha subito fatto centro perché il Polittico Costabili riserva sempre delle sorprese negli anni con nuove scoperte per svelarne la datazione, l'origine e la sua definitiva stesura. Quante discussioni e teorie contrapposte sono state fatte su questo capolavoro che si può ammirare nell'ala rossettiana della Pinacoteca nazionale, uno dei più significativi rimasti a Ferrara di quel fecondo periodo artistico. Il fascino di un'opera L'opera, una monumentale pala d'altare, alta quasi 10 metri, destinata alla chiesa di Sant'Andrea, fu commissionata poco più di 500 anni fa a Garofalo e a Dosso Dossi da Antonio Costabili, ma proprio sulla datazione e su chi effettivamente ha dipinto le varie sezioni del Polittico sono state formulate varie teorie. E il contrasto evidente tra la datazione stilistica e la datazione documentaria è stato alla base del discorso di Salvatore Settis che ha spiegato il fascino delle ricerca storica, elencando anche altri casi di attribuzioni dubbie dal punto di vista cronologico. Le datazioni. «Davanti al Polittico Costabili - ha spiegato Settis - opera oggetto di culto, il problema della cronologia sotto questa prospettiva è irrilevante. La cronologia invece è importante se ci accostiamo all'immagine in modo specialistico. Quando non c'è la data sull'opera bisogna fare tre sostanziali ragionamenti per arrivare a definirla. Una è rappresentata dalla datazione tecnologica, quella usata ad esempio dagli archeologi con il carbonio 14. La seconda è la datazione documentaria, quando si trovano reperti o documenti in grado di dare una temporaneità all'opera e c'è infine una terza via che è quella della datazione stilistica. Da qui la capacità di confronto, a volte queste datazioni sono diverse e da qui si misura la forza o la debolezza dei vari approcci». I misteri nell'arte. Settis ha fatto l'esempio anche di opere che hanno impressa una data che non convince come la "Madonna" di Guido da Siena, (1221), una data incompatibile o l'affresco sempre a Siena di Simone Martini nella Sala del Mappamondo raffigurante Guidoriccio da Fogliano, preamboli per arrivare al Polittico Costabili, che ha avuto una serie di datazioni contrastanti proprio perché la datazione stilistica strideva con la datazione documentaria. Un vero mistero che con gli anni è stato parzialmente svelato, ma come ha sottolineato Settis il problema non è ancora completamente risolto. «Si è cominciato a pensare - ha detto lo storico dell'arte - al Polittico Costabili come opera realizzata da Dosso Dossi e Garofalo per la chiesa di Sant'Andrea circa nel 1530. Sandro Ballarin ne ha poi anticipata la datazione negli anni 1523-25, con una prima fase attribuita a Dosso e una seconda a Garofalo. I documenti rinvenuti poi da Adriano Franceschini comprovano che i due pittori andarono a comprare i colori a Venezia nel 1513 per realizzare l'opera commissionata. Una vera spy story da qui poi è nata una riflessione più profonda sulle problematiche legate al disaccordo tra la datazione stilistica (attribuita attorno al 1520 -23) e la datazione documentaria (con documenti che risalgono appunto al 1513). L'incrocio ha evidenziato che la pala centrale del polittico ha avuto due distinte redazioni finite, soprattutto per quanto riguarda la figura di Sant'Agostino, prima raffigurata nella pala centrale e poi spostata da un altra parte del polittico. La pala centrale originaria si è espansa ed è diventata un polittico. L'opera ha quindi una sua storia che si dipana in un tempo lungo e spiega l'incongruenza, con Garofalo che ha prima l'impianto dominante e poi interviene Dosso». Il terremoto. Settis ha concluso segnalando come un evento negativo come il terremoto del 2012 abbia innescato una ricerca positiva che ha portato a studiare ancora meglio per necessità il Polittico Costabili. Grazie all'opera di restauro e alle radiografie, sono emerse infatti le varie redazioni dell'opera d'arte, avvenute in periodi diversi. Una ricerca condotta da Luisa Ciammitti e Vincenzo Gheroldi, diventata un libro di straordinario fascino e interesse per scoprire la verità su uno dei dipinti più belli e misteriosi dell'arte ferrarese. Una ricerca che ha dato un ulteriore contributo a trovare la vera genesi di un quadro che ha visto come protagonisti due grandi pittori del Rinascimento estense, tra l'altro diametralmente opposti. Hanno lavorato insieme e probabilmente hanno fatto anche la staffetta.
La Nuova Ferrara
28 Marzo 2018
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Polittico Costabili: una vera spy story Parola di Settis
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Bene culturale
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