Il piano è il risparmio. La Fondazione Torino Musei è sopravvissuta a stento alla stangata del 2017, quando il Comune ha tagliato dall'oggi al domani 1,3 milioni di finanziamento. Si è salvata liberandosi del Borgo Medievale, fardello da 800 mila euro all'anno restituito con tanti ringraziamenti a Chiarabella Co, che se lo smazzino loro; e poi è arrivata la crocerossina Parigi con una trasfusione di mezzo milione di euro della Regione che ha rimpannucciato il bilancio della sventurata Ftm. Per il 2018 il Comune assicura che non ci saranno nuovi tagli, ma nel bilancio di previsione presentato da Maiunagioia Leon il finanziamento per la Fondazione scende comunque dai 5,6 milioni dell'anno scorso a cinque milioni e 495 mila. Spiccioli, direte voi beati che potete considerare «spiccioli» centocinquemila euro. A me cambierebbero la vita. E un po' la cambiano pure alla Fondazione Musei, che nel 2018 dovrà muoversi con cautela: il suo è un budget con l'acqua alla gola, e sapete bene che cosa succede in quei casi quando arriva un'onda. Qualche tempo fa il presidente della Fondazione Musei, il pacioso ma astuto Cibrario, mi ha parlato di economie di scala e razionalizzazioni. Mi sembra un virtuoso programma. Purtroppo l'esperienza mi ha insegnato che talora le espressioni «economie di scala» e «razionalizzazioni» sono pietosi eufemismi per non dire chiaro e tondo che si tirano i remi in barca. Il primo test sulle prospettive della Ftm sarà la successione del direttore generale Cristian Valsecchi. Valsecchi è oggi l'unica persona davvero felice in Fondazione. Perché se ne va. Per scegliere il successore serve un bando: e già il Fustigatore Padano Fabrizio Ricca ha proposto al Consiglio comunale che lo stipendio del prossimo direttore sia ben più basso degli attuali 130 mila euro lordi annui. Ottimo suggerimento per le casse pubbliche. Peccato che il mercato la pensi diversamente: sotto certi livelli non puoi pretendere di ingaggiare un manager di alto profilo. D'altra parte io sono liberissimo entrare dal concessionario della Ferrari con 10 mila euro in tasca: ma mi scordo di uscirne con una Testarossa sotto il culo. Se si vuole (o si deve) risparmiare sugli stipendi, si farà il fuoco con la legna che c'è. Nell'attesa del bando l'incarico di Valsecchi andrebbe (ad interim, salvi futuri sviluppi) a Elisabetta Rattalino, responsabile del controllo di gestione della Ftm, con Cristina Mossetto, legale della Fondazione, nel ruolo di capo del personale. Ancora risorse interne. La magica formula «Valorizziamo le risorse interne» si potrebbe applicare in un futuro non troppo remoto anche alla scelta del successore di Carolyn Christov Bakargiev per la direzione della Gam. Tra i capataz comunali è diffusa la tentazione di non ingaggiare chissà quale illustre e costoso luminare dell'arte: quel lavoro, mormorano i capataz, può benissimo farlo Riccardo Passoni, da quindici anni vicedirettore della Gam e da tre pure direttore del Borgo Medievale. Intanto, alla direzione del Borgo manderebbero un qualche funzionario dell'assessorato alla Cultura: circola il nome di Stefano Benedetto, oggi a capo dei servizi archivi, musei e biblioteche. Il trionfo delle risorse interne, insomma. Oh, guardate che io non mi scandalizzerei. Parliamo di gente più che rispettabile. Passoni, poi, in Gam ci ha trascorso la vita, e da almeno trent'anni è un protagonista della scena torinese come curatore, docente, studioso, promotore di mostre e manifestazioni. Purtroppo, guadato il Ticino la sua fama comincia a offuscarsi, fino a esaurirsi poco oltre Chiasso. Nulla di male, certo: il valore di Passoni noi torinesi lo conosciamo. Però rinunciare a priori a un direttore con un curriculum e una visibilità internazionali (e relativo stipendio internazionale) consente sì di risparmiare un bel po' di soldi, ma sa tanto di scelta al ribasso, di una Gam che non se la gioca alla pari con le altre eccellenze italiane ed europee, e s'accontenta di presidiare con dignità il proprio territorio. Forse è giusto così, forse è quella la nostra reale dimensione. Siamo noi che, per anni, ci siamo raccontati un'altra storia, fatta della materia di cui sono fatti i sogni. Buon risveglio a tutti.