Il restauro è intervenuto sulle complesse condizioni conservative e strutturali dell'opera, con lo scopo di restituire la visione integrale dell'opera e il suo completo apprezzamento. Chi lo ha visto prima di quest'oggi non ha saputo trattenere le lacrime. La potenza di quell'opera così perfetta ha colpito al petto chiunque vi abbia rivolto lo sguardo. Oggi, dopo un lungo e complesso intervento di restauro, la Resurrezione, capolavoro assoluto ed iconico di Piero della Francesca, torna alla luce e viene mostrata a tutti. Le attività di recupero messe in cantiere hanno agito sulle cause di degrado e sui materiali sovrapposti all'originale che ne depauperavano la leggibilità, ed hanno permesso di acquisire importanti risultati conoscitivi riguardanti la complessa storia dell'opera, la sua tecnica di esecuzione, le vicende, inestricabilmente legate al contesto storico e politico dell'epoca, che hanno portato alla commissione dell'opera. Dal marzo 2015 ad oggi l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze in accordo con la Soprintendenza di Arezzo ha operato per il recupero completo dell'opera e la realizzazione del restauro durante il quale, è stato garantito ai visitatori di poter ammirare l'affresco di Piero in tutta la sua magnificenza. Tre anni per impedire all'azione del tempo di danneggiare un opera inestimabile. Gli interventi sono stati mirati al contenimento dei dei fenomeni di solfatazione e decoesione della pellicola pittorica e di distacco della pellicola pittorica e degli intonaci, tra loro e dalla struttura muraria. Condizioni per altro già documentate nelle indagini scientifiche di tipo non invasivo, svolte e coordinate dall'Opificio delle Pietre Dure, grazie ad una rete di laboratori di ricerca e studio dedicati ai beni culturali, appartenenti ad Università e al CNR. I restauratori hanno effettuato una accurata pulitura, volta a eliminare i materiali di accumulo che sono stati apposti sull'opera nel corso dei secoli. In particolare è stato appurato che, probabilmente all'Ottocento, una mano ignota ha aggredito con una pulitura indiscriminata l'opera incidendo in gran parte sulle finiture "a secco" (cioè a tempera o a olio). I danni sono evidenti sul paesaggio, che ha perso le modulazioni in verderame che conferivano rilievo e profondità alla descrizione delle colline dietro il Cristo risorto. Il recupero dell'opera è stato possibile grazie al contributo di 100mila euro messi a disposizione da Aldo Osti, mecenate e finanziatore, al Comune di Sansepolcro. Appassionato d'arte, Osti in passato ha vissuto nella cittadina birturgense in quanto impiegato come manager all'interno della Buitoni. Novità storiche Durante tutta la durata le cantiere sono numerose anche le novità di carattere storico che sono state acquisite e svelate per la prima volta. La prima riguarda la datazione dell'affresco. La Resurrezione di Piero rimane da molti punti di vista un mistero: non ha una data precisa; questa ha oscillato, nelle considerazioni degli studiosi, spesso, fra il 1450 e il 1465. Nuove ricerche documentarie svolte in occasione del restauro hanno proposto anche una datazione più tarda, intorno al 1470, legata ad avvenimenti politici della città di Sansepolcro e al dominio fiorentino e mediceo su di essa. Altro aspetto importante è quello che riguarda la collocazione originaria e studi strutturali. Fra le tante ipotesi fatte, è stato supposto che l'immagine non sia stata dipinta sulla parete che ancora oggi la ospita, ma che questa possa essere una collocazione successiva, anche se antica. Questo fatto è stato confermato da un'adeguata campagna diagnostica ad hoc tanto da poter oggi affermare che la Resurrezione costituisce una delle più antiche e monumentali operazioni di "trasporto a massello" della storia del restauro. La collocazione originaria non è nota in maniera certa anche se viene ipotizzato che potesse trovarsi sulla facciata del Palazzo della Residenza.
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23 Marzo 2018
Sansepolcro. La "nuova" Resurrezione di Piero della Francesca, il capolavoro torna alla luce dopo il restauro
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Claudia Failli
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