Un progetto per la conservazione della città lagunare prevede la pulizia dei suoi canali. Un'alternativa pubblica alla mega-impresa che da anni non riesce a prendere il via Salvare Venezia ad ogni costo oppure conservarne il futuro? Il dibattito si è improvvisamente rinfocolato, in piena estate, e permette di riscoprire l'alternativa al Mose (votato, sulla carta, a fermare l'acqua alta sulla soglia della laguna). Il mega-progetto che spacca in due Venezia fin dai tempi del «doge» Gianni De Michelis e dei governi di pentapartito sembrava finalmente avviato con la benedizione del governo Berlusconi. Invece, si sono scoperti cantieri abusivi e lavorazioni difformi dalle prescrizioni urbanistiche. Così non solo gli storici oppositori del Mose hanno ricominciato a domandarsi se davvero l'unica salvezza di Venezia dipende dalle dighe mobili. Forse, non è così. Forse, basta cominciare a prendersi cura della città. Forse, Venezia ha bisogno di canali navigabili e fognature, risanamento e manutenzione. Peccato che il Mose ormai calamiti ogni risorsa finanziaria...Vale la pena salvare Venezia così, per forza, ad ogni costo, senza certezze? Forse, è il caso di ripensarci. Tanto più che c'è già chi si è specializzato nella conservazione dell'insula. Insomma, Venezia intanto va conservata, ripulita, sistemata, servita. Prima di tutto, bisogna assicurarsi un futuro di città speciale. In Comune, sembrano più che convinti. E i veneziani doc ricominciano a discutere. Basta il Mose? 0 serve altro? Michele Vianello, vice sindaco Ds della nuova giunta Cacciari, è esplicitamente critico: «Da solo, il Mose (10 mila miliardi di vecchie lire) non risponde alla straordinarietà degli interventi di salvaguardia e tutela che la città esige per continua a vivere. Abbiamo consegnato al ministro Lunardi, con una dose di pessimismo, la richiesta per ottenere ciò che si è voluto negare a Venezia in termini di finanziamenti essenziali». Vianello manifesta preoccupazione e insieme sottolinea la posizione del Comune: «Sui cantieri del Mose in laguna abbiamo sollecitato la verifica della compatibilità urbanistica. Il nostro grande timore è che non finiscano mai. Tuttavia, insisto: non ci si preoccupa di Venezia, perché la precedenza su tutto è stata assegnata al Mose. Con la legge obiettivo ha garantito le risorse al progetto di dighe mobili attraverso il concessionario Consorzio Venezia Nuova. E al Comune, invece, nulla». Una scelta politica precisa. La Grande Opera azzera tutto. E monopolizza l'attenzione, anche dei giornali. Le «piccole» opere a sostegno del delicato equilibrio della città d'acqua non fanno notizia. E quindi possono aspettare, come le casse di Ca' Farsetti dove il sindaco-fìlosofo si «vende» a 1000 euro come cerimoniere di matrimoni... Paradossalmente, nessuno sembra interessato all'ordinaria salvaguardia di una città «speciale» come Venezia. Ripulire i canali, bonificare le fondamenta, preoccuparsi dell'immediato futuro di centro storico e isole dovrebbe essere la normalità. E comunque garantito prima di «sperimentare» mega-cantieri in laguna con moduli «salva acqua alta» ancora tutti da verificare. Eppure, a Venezia, dal 10 luglio 1997 è operativa Insula, società per azioni «inventata» dal sindaco Massimo Cacciari come braccio operativo della legge speciale (la numero 139 del 1992). E' controllata dal Comune di Venezia (52 delle azioni), insieme alla multiutility Vesta, a Cesi, Italgas e Telecom. Un patrimonio netto di 4,1 milioni di euro ed un utile nel bilancio 2004 di 130 mila euro. Nell'ultimo biennio, l'attività di Insula (di cui è direttore generale Luigi Torretti) si è rivelata sempre più difficile. E non per colpa di chi progetta, apre, lavora nei cantieri alla manutenzione di Venezia. Questo genere di concreta e efficace salvaguardia della città non trova i necessari finanziamenti dello Stato da destinare agli interventi programmati: scavo dei rii a secco, asporto fanghi, risanamento delle sponde pubbliche, pavimentazioni, recupero dei ponti. Nel 1999, si stimava in 1.213 milioni di euro nell'arco di trent'anni l'investimento necessario a «conservare Venezia». Finora, sono arrivati 428 milioni di euro. Il governo Berlusconi ha poi chiuso i rubinetti, mettendo in dubbio quest'anno l'avvio del progetto che riguarda San Felice, il primo lotto del cantiere per le sponde del Lido e la continuazione dei collettori fognari nell'isola di Pellestrina. Inevitabilmente, senza soldi si blocca anche il piano messo a punto per il periodo 2006-2007: interventi a San Martino e San Cassiano; secondo lotto al Lido; ripristino del sistema fognario nel centro storico (Santa Maria Formosa, San Pantalon, Sant'Elena, Tolentini) e a Murano; ricostruzione del ponte di San Pietro di Castello e restauro del Ponte Quintavalle. Ad Insula però non mollano. I «cantieri d'acqua» hanno oltrepassato il 50 di avanzamento lavori. Adesso sarebbe una follia fermarsi e compromettere così i lavori a terra. Nel 2004, lo staff di professionisti ha prodotto 36 progetti: 19 sono esecutivi per quasi 43 milioni di euro. D'altro canto, sono stati assegnati 23 appalti per un valore di altri 41 milioni di euro. A completare il piano dettagliato che serve a «conservare Venezia» serviranno altri vent'anni di lavori. Intanto, si sono conclusi gli interventi a Santa Maria Mater Domini, san Giovanni in Bragora e ai Tolentini senza dimenticare quelli alle darsene nei sestrieri di Castello e Giudecca. Spiega l'ingegner Salvatore Vento, direttore centrale del Servizio progettazione ed esecuzione lavori del Comune di Venezia: «II centro storico supera il milione di metri quadri e, per le particolari condizioni della città, la situazione è sufficientemente accettabile. Ma occorre un vero salto di qualità nel presidio del territorio come nel livello di qualità degli interventi di manutenzione. Con Insula, dal 1997, è stato sottoscritto un contratto di servizio proprio per la manutenzione urbana che ora si allargherà anche al monitoraggio dello stato di degrado con l'obiettivo di risolvere i problemi del centro storico». Salvare Venezia, ad ogni costo, con il Mose affidato al Consorzio Venezia Nuova? Oppure conservare il futuro della città, investendo adeguatamente sui cantieri di Insula? Il dibattito è aperto. Purché non decida sempre e solo palazzo Chigi...