Caro Schiavi, leggo che il sindaco Sala vuole tremila nuovi alloggi popolari. Se pensa di recuperare il voto delle periferie realizzandovi nuovi alloggi popolari dimostra una volta di più di non riuscire a percepire quelle che sono le aspettative di chi in periferia ci vive. Le periferie sono cambiate in questi decenni ed un approccio urbanistico «popolare» qui è ormai visto come fumo negli occhi. Spiego il perché: oltre ad avere trasformato nel tempo quelli che nel Dopoguerra erano dignitosissimi borghi in un urbanizzato di squallore, fatto di scatoloni grigi progettati da architetti che teorizzavano dottrine urbanistico sociali (però guardandosi bene dall'abitarvi) in poco tempo con le case popolari si è creato un diffuso degrado sociale unito all'incuria. Se davvero il sindaco vuole fare qualcosa per le periferie abbassi qui gli oneri di urbanizzazione, finanzi incentivi alla sola proprietà immobiliare e permetta uno sviluppo edilizio di qualità fatto con piccoli interventi e non lo stravolgimento del tessuto urbano con macro insediamenti di scarsa qualità urbanistica e ovviamente sociale che degradano ancora di più il valore immobiliare delle aree periferiche. Dare dignità alle periferie è iniziare a immaginarle come aree degne di uno sviluppo immobiliare incrementale, equilibrato e contenuto e non deprimerle con interventi che ignorano o addirittura mancano della più basilare qualità architettonica e urbanistica come quelli visti sino ad oggi e purtroppo in progetto (vedi piazza d'Armi in zona 7). Tessuto urbano e sociale sono la stessa cosa: come si progetta uno vivrà l'altro. Caro Prina, le buone intenzioni vanno incoraggiate e non contrastate: in una città che ai giovani non offre case a prezzi abbordabili, tremila appartamenti in più di edilizia pubblica ristrutturati e sistemati possono far comodo. Io non credo al bis delle fungaie di triste memoria, al ritorno degli scatoloni diventati emblema di invivibilità e illegalità. Condivido però la sua osservazione: se un po' di bellezza e di innovazione non arrivano in periferia, ciao Pepp : i buoni propositi resteranno parole al vento. Serve qualcosa di realizzato, visibile e apprezzato da chi ci vive: si scelga un quartiere e poi un altro, ma bisogna cominciare. Si è parlato troppo: in periferia si gioca un pezzo del futuro di Milano, non solo elettorale. Un futuro che umanamente vale più del post Expo e della riapertura dei Navigli.