Castelnovo, il ministero dei Beni culturali riconosce i materiali archeologici come proprietà statale di Guglielmo Zisa Da semplice raccolta comunale a museo statale, con tanto di riconoscimento del ministero dei Beni e delle attività culturali. È la sorte che attende le ceramiche custodite a Villa Sulis, a Castelnovo del Friuli. «È un sogno che diventa realtà spiega il sindaco castellano Juri Del Toso . A Udine, alla presenza del dottor Roberto Micheli della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, ho firmato il verbale di accettazione del decreto con cui il ministero dei Beni culturali, dopo meticolosa dedizione da parte dell'amministrazione comunale, riconosce la raccolta delle ceramiche di Castelnovo del Friuli quale deposito di materiali archeologici di proprietà dello Stato». Il che equivale a dire che, molto presto, si concretizzerà l'idea dell'amministrazione castellana di fare di Villa Sulis, in località Costa, un vero e proprio museo della ceramica. Il museo, una volta costituito, rappresenterà una sorta di "unicum" sul territorio regionale. Un risultato straordinario, che parte da lontano, ricorda Del Toso, facendo menzione di un sopralluogo effettuato nella primavera di tre anni fa dal nucleo dei carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, al termine del quale i locali di Villa Sulis venivano riconosciuti idonei a ospitare una struttura museale. L'amministrazione Del Toso punta a fare del centro culturale di proprietà comunale un museo della ceramica. Ciò considerando il fatto che la struttura da anni ospita diversi eventi culturali (mostre, convegni e iniziative varie) legati alla tradizione locale e alle tematiche della ceramica. Oltretutto è sede dell'associazione Scuola per la ceramica (sostenuta dall'associazione Lis Aganis e presente nel web con un proprio profilo Facebook). Non soltanto: al primo piano della residenza signorile del sedicesimo secolo è allestita la mostra permanente "Scodelle: la ceramica di Castelnovo del Friuli" dedicata alla ceramica rinascimentale e costituita dai reperti risalenti al 1500, rinvenuti in ambito comunale. Il materiale presentato si pone a testimonianza di una radicata tradizione ceramista del territorio castellano, il quale, avendo consistente disponibilità di materie prime e una ricca e documentata presenza di magistri scodellari, probabilmente era anche sede di una fornace. «A oggi la mostra risulta disorganica. Come amministrazione e su indicazione della Sovrintendenza ci siamo posti l'obiettivo di regolarizzarla e di renderla fruibile al pubblico, tanto più che i beni archeologici sono dello Stato», conclude Del Toso. Per queste ragioni l'amministrazione castellana ha affidato a una giovane professionista la spilimberghese Irene Sarcinelli, laureata a pieni voti in Scienze dell'antichità all'università Cà Foscari di Venezia, con master in digital humanities conseguito nell'ateneo lagunare la curatela della raccolta, comprensiva di oltre cinquemila frammenti, dei quali solamente 138 esposti.