Thomas Danzl riceve l'encomio solenne per il restauro - con l'Università di Dresda - delle figure che impreziosiscono il monumento: utilizzato un mix particolare di cellulosa e carbonato di ammonio Ha i capelli spettinati e lo sguardo costantemente curioso, ma gli occhi si illuminano e brillano quando il professor Thomas Danzl, ordinario dell'Università di Dresda, risponde alle domande su quegli affreschi rinascimentali della Torre di Guevara, a Ischia, al cui recupero ha dedicato tempo, energie e soprattutto passione, dal 2011 a oggi: "Non c'è nulla di più inebriante della scoperta, per chi fa questo lavoro". E quasi si sorprende, quando il Comune di Ischia gli conferisce l'encomio solenne per aver restituito all'isola, come spiega il sindaco Enzo Ferrandino, "un capitolo importante della sua storia e della sua identità culturale". "Sono sorpreso e commosso - spiega - perché questo è il mio lavoro, ed è già bellissimo poter lavorare a Ischia, dove abbiamo valorizzato un patrimonio artistico unico". Il riferimento è alle pitture murarie che impreziosiscono l'edificio che domina la baia di Cartaromana: coperta per secoli dall'intonaco, riportata alle luce e restituita alla sua vividezza dal progetto che l'Università di Dresda ha portato avanti con il Comune di Ischia, la Soprintendenza per i beni culturali e il circolo Sadoul, la collezione di pitture grottesche, a muro e sulla volta, riconduce alla seconda metà del sedicesimo secolo. Opere di pregio, realizzate con tecnica a secco ed eseguite sui modelli di Vredeman de Vries: per recuperarle, il professore dallo sguardo stralunato (che confessa: "Sono innamorato di Ischia") ha chiamato a raccolta gli studenti della sua università (divisi quest'anno in due gruppi, dodici persone che si sono alternate sul cantiere, "sentendosi privilegiati di poter vivere un'esperienza del genere a Ischia"): l'ultima fase del progetto ha previsto il recupero del piano del focolare situato nelle sale del piano nobile, sotto lo sguardo dell'assessore alla cultura, Salvatore Ronga. Con una tecnica in grado di eliminare il "nerofumo", restituendo luminosità alle figure: fibre di cellulosa mescolate a un solvente, il carbonato di ammonio. Un impacco quasi miracoloso. "Un po' quello che accadde a Firenze dopo l'alluvione del 1966", spiega Danzl. Tasselli della secolare storia dell'isola vengono così restituiti alla collettività dopo secoli di oblio, nel ventre di un monumento che assurge a simbolo del rilancio culturale di Ischia, che, a Natale, ha ospitato una mostra di arte contemporanea con sculture di Marchegiani, Maraniello, Nagasawa e Vettor Pisani. E che dal 31 marzo riaprirà le porte al pubblico con la personale "Sarabanda" del fotografo svizzero Jean-Marie Manzoni. E non finisce qui, la ricetta la detta il professore tedesco, ormai ischitano d'adozione, quasi a voler rinnovare l'asse tra l'isola e la Germania, corsi e ricorsi storici: "Ripeto da anni che Ischia ha il privilegio di ospitare un patrimonio unico, in Campania, della cultura del Cinquecento: esempi di pittura raffinata, una poesia nei volti dei soggetti pur nell'artigianalità degli autori, che per commissione dovevano trarre spunto da esempi dell'epoca. Ecco, credo che l'isola possa e debba puntare con forza al turismo culturale: una strada da seguire, indubbiamente".