La decisione della procura sul caso dei furbetti del cartellino La procura di Bologna ha chiesto l'archiviazione per i 27 indagati nell'inchiesta sull'Istituto dei beni culturali dell'Emilia-Romagna. La vicenda riguarda lo scandalo per assenteismo scoppiato all'Ibc l'estate scorsa, istituto finito così nel mirino della Guardia di Finanza. Dell'indagine si sono occupati il pm Michela Guidi e il procuratore Giuseppe Amato (titolari del fascicolo). Fin dall'inizio era emerso che le posizioni dei singoli dipendenti erano molto diverse tra di loro. Dai presunti assenteisti seriali ad assenze episodiche di soli pochi minuti. La Regione aveva messo in moto la macchina degli accertamenti disciplinari, che aveva portato al licenziamento (era stato annunciato un ricorso contro il provvedimento) di Vincenzo Colombo, padre dell'ex assessore comunale Andrea. Il dieci agosto scorso poi la Regione ha fatto sapere che rispetto al primo filone d'inchiesta, l'Ufficio per i procedimenti disciplinari (Upd) ha già decretato, oltre al licenziamento di Colombo, la sospensione dal lavoro e dallo stipendio per altri due dipendenti. Altri tre procedimenti a carico di altrettanti collaboratori sono stati invece archiviati, sostanzialmente per mancanza di prove acclarate. Oggi la procura ha optato per una rischiesta di archiviazione, conseguenza delle dichiarazioni e delle prove documentali che gli indagati hanno fatto pervenire ai magistrati. Si scopre così che molte delle persone indicate come "furbetti" del cartellino in realtà erano autorizzate ad uscire "per questioni di lavoro", in altri casi le riprese di "Striscia la notizia" sono risultate "frammentarie" e comunque senza orario. Infine i dipendenti hanno dimostrato di essere sottoposti contrattualmente a "orari flessibili", quindi non vincolanti se non per il fatto che fosse rispettato il monte ore mensile complessivo, superato ampiamente.