Caro direttore, la commovente cerimonia laica dell'ultimo saluto al grande storico e meridionalista napoletano, Giuseppe Galasso, presso la Società napoletana di storia patria in Castel Nuovo ha fatto germinare l'idea della presidente della istituzione, di cui Galasso conservava la presidenza onoraria, Renata De Lorenzo, di ospitare presso la fortezza e reggia aragonese la grande Biblioteca del «Professore» (Corriere, 14 -2-2018). Italia Nostra plaude a tale iniziativa, che non va lasciata cadere ma va incoraggiata e sostenuta dando atto della grande disponibilità dimostrata dall'assessore comunale alla cultura Nino Daniele, il quale ha dichiarato che si possono trasferire gli uffici comunali sottostanti alla Società di storia patria per ospitare la Biblioteca Galasso. Peraltro egli persegue il condivisibile intento della destinazione esclusivamente artistico-culturale del castello, e pertanto l'ampliamento della Società di storia patria con l'accessione della Biblioteca Galasso costituisce un notevole passo avanti in tale direzione. Non è superfluo sottolineare inoltre che il castello aragonese costituisce una delle più significative icone storico-artistiche della città perché caratterizzato dalla rara compresenza dell'architettura e scultura tardo gotica catalana e del Rinascimento italiano. Colgo l'occasione per rinnovare l'invito a Nino Daniele, ad altri rivolto in passato con scarsa fortuna, di recuperare la fornace del castello, ritrovata durante i restauri condotti prima dell'ultimo conflitto da Riccardo Filangieri, e situata in corrispondenza del cortile sotto l'androne della scala, come sanno i funzionari dell'Ufficio Cultura comunale, ma da anni tompagnata. Filangieri precisò che sulla camera quadrata del forno trovò una bassa volta a mattoni che demolì: essa divideva l'ambiente dove avveniva la combustione dall'alto vano superiore in cui venivano allocati i pezzi da cuocere. Infatti rinvenne «l'enorme cappa ad imbuto tutta annerita , terminante nella canna fumaria». Era la fornace dove veniva prodotta la maiolica commissionata dalla corte aragonese: vasi e piastrelle campiti dagli stemmi reali e decorati con i profili dei componenti della dinastia, dei loro alleati politici e degli umanisti attivi nella Biblioteca reale e nella Accademia (G. Donatone, La maiolica napoletana dagli Aragonesi al Cinquecento, Napoli, 2013). La fornace reale costituirebbe un ulteriore motivo di attrazione turistico-culturale; vi potrebbero essere esposte le numerose ceramiche aragonesi recuperate durante gli scavi delle stazioni centrali della Metropolitana di Napoli.