Rimbalza l'attualità nel giorno in cui Firenze svela le due targhe che sanciscono l'intitolazione delle due piazzette ai lati di piazza Pitti a Carlo Levi pittore e autore di Cristo si è fermato a Eboli (manifesto novecentesco della questione meridionale narrata dalla penna di un ebreo antifascista ) e ad Anna Maria Ichino (la donna che dal '43 al '44 lo ospitò in piazza Pitti 14 a Firenze dove l'intellettuale torinese avrebbe scritto il romanzo). E irrompe forte per bocca del direttore degli Uffizi Eike Schmidt che, per l'occasione, ha ospitata una piccola mostra con sei opere di Levi (due delle quali arrivano ad Aliano, luogo del confino dello scrittore) nella sala 30 della Galleria d'arte Moderna di Palazzo Pitti. «Questa giornata, questo omaggio a Levi e alla Ichino ha detto Schmidt acquistano oggi un significato che è antifascista e antirazzista, perché viviamo in un momento storico in cui il mondo, l'Europa, l'Italia e Firenze fanno i conti con un razzismo manifesto e uno subliminale. Se qualcuno spara una pallottola contro una persona che ha il colore della pelle diverso, dopo aver incontrato e scartato altre persone, siamo di fronte a un fatto inaccettabile tanto quanto quelli commessi da un razzismo manifesto». Il riferimento all'omicidio di Idy Diene è palese. Lo stesso Schmidt dice: «Con il dipartimento per la mediazione culturale degli Uffizi, valuteremo se e quale evento dedicare alla sua memoria». Prende tutta la scena il discorso di Schmidt anche se alla cerimonia d'intitolazione della targa arriva anche il nipote di Carlo Levi, Stefano: è lui che ci mostra i due dipinti in prestito da Aliano, l'Autoritratto di profilo del 1973, realizzato dall'artista quando è già quasi cieco, e l'altro che s'intitola Antonio, Peppino e il cane Barone , dipinto proprio durante il confino in Basilicata (allora si chiamava Lucania). Presenzia anche l'assessore alla toponomastica Andrea Vannucci e il figlio di Anna Maria Ichino, Alessandro che parla poco e però ricorda la madre con una immagine commovente: «Mia mamma, sin da quando ero a quattro zampe mi ha insegnato che siamo tutti uguali».