Dipendenti a rischio per lo scoglio della lingua inglese. L'ipotesi corsi di formazione VENEZIA. Diciassette lavoratori in bilico, undici dei quali già identificati come possibili esuberi. I colloqui tra la nuova ditta appaltante e l'attuale personale in servizio nei bookshop dei musei civici veneziani non si sono risolti in maniera positiva, e anzi sembrano aver convinto il consorzio Museum Musei della necessità di sostituire la gran parte dell'organico, nonostante per il suo piano di rinnovo preveda un aumento delle forze, che passeranno a un totale di 21 addetti. Normalmente chi subentra dovrebbe prendere in carico i lavoratori dell'appalto precedente, ma nel bando prodotto dal Comune per i servizi museali la clausola sociale non risulta vincolante, e quanto succederà ai dipendenti dei bookshop potrebbe capitare tra qualche settimana ai circa quattrocento guardasala e bigliettai il cui appalto ha visto importanti ribassi. Tutto il contrario di quello per i negozi interni ai musei, che come ricorda la Cgil è stato vinto al rialzo: i bookshop, d'altronde, sono un canale di distribuzione privilegiato, su cui il consorzio italo-spagnolo composto da Arthemisia e da Palacios y Museos ha deciso di investire anche se per soli tre anni. Il gruppo però pretende determinati standard qualitativi, che gli attuali dipendenti non incontrano: tra loro, solo sei si sono dimostrati fluenti in lingua inglese, e in generale i nuovi gestori si sono detti scontenti della preparazione dei lavoratori. «Si tratta di professionisti che fanno questo lavoro da decenni, senza aver mai avuto problemi ricordano Monica Zambon e Renato Giacchi, della Cgil Non è pensabile che al cambio di appalto vengano modificati arbitrariamente i requisiti per lasciare a casa tutti o quasi, e magari sostituirli con contratti precari». Per cercare di risolvere, Usb ha proposto un periodo di formazione per i lavoratori, che però Museum non intende sobbarcarsi: Unica possibilità è che i corsi vengano finanziati interamente dalla Regione.