Scoperto un nuovo tratto sotto la Sanità: ci sono 225 metri di cunicoli Napoli. Una scoperta eccezionale che aggiunge un ulteriore tassello alla storia e ai tesori di Napoli. Grazie all'impegno dell'associazione «Celanapoli», un altro pezzo dell'acquedotto Augusteo del Serino è venuto alla luce in quella zona di città già interessata da straordinari ritrovamenti, il rione Sanità. Il rinvenimento, per la precisione, è avvenuto a vico Tessitore, una stradina a ridosso di piazza Miracoli. L'identificazione di questo nuovo tratto dell' acquedotto Augusteo arricchisce il complesso paesaggio antico a nord di Neapolis, già caratterizzato dall'imponente necropoli ellenistica. L'acquedotto, straordinaria opera di ingegneria idraulica, è segnalato da numerose fonti tra il VI e il XIX secolo, e consiste in un canale scavato in galleria rilevabile a circa 20 metri dall'attuale quota stradale. Il tratto di acquedotto individuato a Vico Tessitore si trova a metà tra i Ponti Rossi e i ponti canale di via Arena alla Sanità, identificati nel seminterrato di Palazzo Peschici Maresca. «Questo è l'acquedotto degli acquedotti - spiega Carlo Leggieri, presidente dell'associazione "Celanapoli" -, una struttura che metteva in collegamento le fonti di Serino alla piscina Mirabilis, vasca di approvvigionamento della flotta misenate. Dodici milioni e seicentomila litri d'acqua. Un'opera che ci lascia veramente stupiti. L'idea - prosegue Leggieri - è quella di rendere consapevole la cittadinanza, i napoletani tutti, che abbiamo fatto un altro grande passo verso la conoscenza». Il condotto si sviluppa per circa 225 metri e presenta 7 pozzi di areazione distanti tra loro circa 36 m. Il luogo è stato utilizzato anche durante l'ultimo conflitto bellico come camminamento per collegare diverse cavità adattate a rifugi antiaerei. «Questa scoperta è estremamente importante per due motivi racconta Giuseppe Camodeca, docente di storia romana ed epigrafia latina all'Università L'Orientale -. Innanzitutto perché ci troviamo di fronte all'acquedotto più lungo e tecnicamente più complicato del mondo antico non solo occidentale: è lungo, comprese le diramazioni, 140 km. Questo nuovo tratto serve a ricostruire una parte del percorso dell'acquedotto, che andava dalle sorgenti del Serino fino a Miseno. Il tratto di Napoli con questo rinvenimento è, adesso, più precisamente determinabile. Quello che presentiamo oggi spiega Camodeca - è un tratto in galleria lungo 225 metri, ed è il più lungo che si conosca dell'acquedotto. Inoltre è ben datato all'età Augustea, grazie a una particolarità singolare. Cioè dagli sfiatatoi che sono esattamente a 120 piedi l'uno dall'altro, secondo la misura dell'architetto Augusteo Vitruvio. Questo ci conferma perfettamente quello che aveva detto Vitruvio, quindi si datano perfettamente all'età Augustea, con assoluta certezza. Inoltre la scoperta è molto rilevante perché, dal punto di vista filologico, consentirà ai filologi di ripristinare il testo di Vitruvio, che, invece, sulla base di un passo di Plinio veniva messo in discussione. Ora invece abbiamo del fatto che il testo di Vitruvio è corretto». Il rinvenimento è stato reso possibile grazie un intenso lavoro di squadra che ha visto protagonisti, oltre ai volontari di «Celanapoli», l'associazione Borbonica sotterranea, il centro speleologico meridionale, l'Università Federico II, l'Università L'Orientale e il servizio sottosuolo del Comune di Napoli. Il tratto di acquedotto non è per ora visitabile. «Magari - promette Leggieri - organizzeremo delle visite a piccoli gruppetti, ma il lavoro da fare è ancora tanto».