Il museo voluto dall'appassionato aprirà il 31 marzo In quel palazzo con stucchi del Seicento, specchiere veneziane, orologi Luigi XV e Frau di pelle rossa, anche le maniglie delle porte a forma di sirena sono capolavori d'artista: la casa-museo è stata creata a sua immagine e somiglianza. Mecenati, studiosi ossessionati dall'arte veneziana e feticisti della pittura olio su tela stanno aspettando la vernice da settimane: il 31 marzo, a Calvagese, apre il MarteS, il Museo d'arte Sorlini. L'acronimo evoca la storia di Luciano Sorlini (1925-2015), collezionista bulimico, aviatore e imprenditore illuminato, ma anche il logo della sua fondazione, che lui stesso aveva disegnato a matita, e l'indirizzo telegrafico dell'impresa di famiglia a inizio Novecento, Martia. Il viaggio nell'arte 180 dipinti che i figli di Sorlini hanno voluto mostrare al pubblico inizia dal portale a bugnato del palazzo e, tra gallerie, salottini e piccoli studi, si perde nell'azzurro Tiepolo, nelle Madonne di Bellini che provocarono un'infatuazione fatale a Sorlini, nei fondi oro del maestro di Parzano, nel Settecento Veneziano, e nelle vedute di Canaletto. Esposti, oltre ai 154 dipinti della fondazione Luciano Sorlini, anche altre 29 opere della collezione di famiglia che Cinzia, Silvia e Stefano, i figli dell'imprenditore illuminato, hanno voluto lasciare al MarteS. Il percorso, curato da Stefano Lusardi, racconta l'evoluzione del gusto di Sorlini: dalla galleria con il Settecento veneziano fino alla stanza di Pietro e Alessando Longhi, ci si perde nelle salette dei paesaggi, nel salone di Diana con la «Diana scoperta da Atteone» del Ceruti , negli spazi riservati a Giambellino e alla «Giuditta» di Palmezzano. Il pubblico potrà respirare l'arte anche nello studio privato di Sorlini, con la scrivania anni Quaranta, le poltrone Frau di pelle rossa e opere fiamminghe e veneziane alle pareti, o nella biblioteca del palazzo, dove si possono consultare i dossier dei dipinti (su richiesta). Ma anche la casa-museo, un palazzo seicentesco restaurato con estrema cura, è un capolavoro: tra obelischi, archi scenografici a bugnato, architetture quattrocentesche forse sopravvissute a un antico insediamento monastico e felci spontanee ci sono le sculture di Federico Severino (un bronzo che incarna Marte), fonti antiche e busti di Antonio e Stefano Sorlini, padre e zio di Luciano. Di ogni opera, il collezionista conosceva storia, provenienza, aneddoti: nessuno dei capolavori appesi alle pareti delle sue case, a Calvagese e Venezia, era lì per caso. «Il primo acquisto? confessò in un'intervista al Corriere nel 2004 La Natività del Tintoretto, ma non abbiamo cominciato (lui e la moglie Agnese, ndr ) pensando a una futura pinacoteca. Volevamo semplicemente arredare la nostra casa affascinati dall' arte veneziana del Seicento e del Settecento». La cosa gli sfuggì di mano, e alla fine pensò che bisognasse mostrare i suoi capolavori a tutti. Il MarteS è l'ultimo lascito di Sorlini: fu lui a volere, nel testamento, che le sue opere potessero essere esposte al pubblico. Dal 31 marzo, il museo, in piazza Roma, sarà aperto dal mercoledì alla domenica (il biglietto con visita guidata costa 10 euro; informazioni e dettagli al sito museomartes.com): oltre al bookshop, c'è anche uno spazio didattico per le scuole di qualsiasi ordine e grado (il responsabile è Alessandro Tonacci).