Il Consiglio di Stato: i pontili galleggianti devono essere rimossi Otranto. Montato in estate, smontato in inverno. Come fosse un modellino di plastica o una costruzione in Lego. Fatto sta che questo è il destino a cui è consegnato - secondo quanto stabilito dal Consiglio di Stato - il porto turistico di Otranto. Una decisione che ribalta quanto stabilito in primo grado dal Tar e mette in apprensione il Comune salentino. Perché al di là dei sogni di destagionalizzazione inseguiti dalla Puglia turistica per uscire dal perimetro estivo a cui è confinata, rimane il fatto che si tratta pur sempre di un porto attrezzato per accogliere 260 barche. Insomma, le operazioni di montaggio e smontaggio non si profilano proprio come una passeggiata. Ma tant'è. I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso presentato dal ministero dei Beni culturali e dalla Sovrintendenza archeologica contro il Comune di Otranto. Al centro della battaglia giudiziaria ci sono i pontili galleggianti del porto interno, quelli sistemati in prossimità dell'antico Bastione dei Pelasgi che alimentano una fetta vitale per l'economia della città. Secondo ministero e Sovrintendenza quelle strutture vanno montate e rimontate ogni sei mesi per ragioni legale alla tutela del territorio. Contro questa tesi si è schierato il Comune. La giunta ritiene infatti che operazioni di questo genere possano essere controproducenti: in buona sostanza, seguendo tali indicazioni, il risultato sarebbe un peggioramento per le sorti dell'ambiente. A cominciare dall'inquinamento acustico - e non solo - che inevitabilmente sarebbe provocato dalla presenza di un cantiere più o meno permanente a due passi dal mare. Il Tar in primo grado ha condiviso quanto sostenuto dal Comune, ma la battaglia giudiziaria è andata avanti e la questione è approdata dinanzi al Consiglio di Stato. Che invece ha deciso diversamente. «Ma come si fa a smontare un porto?», si chiede il sindaco di Otranto, Pierpaolo Cariddi. Il quale spiega: «Stiamo parlando di 42 elementi lunghi 12 metri e larghi tre che, posti a terra, definiscono un ingombro di 400 metri quadrati per un'altezza di nove metri: come quella di un edificio a tre piani. Si tenga presente - aggiunge il primo cittadino - che tutte le reti dei servizi (acqua, energia elettrica e antincendio), dopo lo smontaggio non saranno più utilizzabili e dovranno essere sostituite ogni anno». Ma non è tutto. Perché il porto turistico stagionale potrebbe diventare un problema anche dal punto di vista economico: il Comune, infatti, ha già sviluppato un progetto di smontaggio e rimontaggio in cui il costo complessivo è stimato in 800 mila euro all'anno. Insomma, un dettaglio tutt'altro che trascurabile. Tuttavia, nonostante la decisione del Consiglio di Stato, il sindaco si mantiene ottimista. «Ci auguriamo - dichiara Cariddi - che fino a novembre si possa trovare una soluzione concordata con la Sovrintendenza».