Enzo Lippolis, artefice del successo di «Scienze antiche», ricordato dai colleghi Il suo dipartimento di «Scienze dell'Antichità» aveva appena battuto Cambridge, Oxford e Harvard portando la Sapienza al primo posto nel ranking mondiale. Ieri Enzo Lippolis,scomparso sabato scorso a 61 anni, è stato ricordato dai colleghi nel Senato accademico: «Studioso e archeologo infaticabile che alternava con passione la docenza alle attività di scavo». Molti professori, ma anche segretarie e studenti ieri erano partiti per Bologna, dove risiede la famiglia di Enzo Lippolis, originario di Taranto, per partecipare ai funerali. Altri docenti, in segno di lutto, hanno sospeso le lezioni. Commozione, riconoscenza, ammirazione, i sentimenti che attraversano in questi giorni i corridoi di Lettere in un'isolita atmosfera ovattata e silenziosa. «Volevo andare anch'io ma sono qui perché ho il ricevimento dei laureandi con sezione tra pochi giorni spiega il collega grecista Roberto Nicolai ma credo che continuare il proprio lavoro sia anche un modo per onorare il suo ricordo. Per noi è una perdita pesante, proprio in un momento in cui si raccolgono i frutti di anni d'impegno. Il risultato ottenuto non s'improvvisa: da quando, nel 2012, Enzo aveva preso in mano il dipartimento, seguiva con passione e rigore la ricerca, la didattica ma anche tutti quei dettagli formali, dai cataloghi alle presentazioni dei lavori che sono importanti nella qualificazione degli atenei e delle facoltà». Era orgoglioso Lippolis,anche presidente del Collegio dei direttori di dipartimento della Sapienza, per il successo ottenuto.«L'ho incontrato poco prima che partisse per Milano dove andava per l'intervista con Massimo Gramellini e dove poco dopo si è sentito male aggiunge Nicolai non mi aspettavo che accettasse perché era riservato, ma sull'onda dell'entusiasmo, si era convinto». Uomo dotato di grande concretezza e raffinato archeologo, soprattutto a Creta e Pompei, Lippolis era stato anche funzionario in diverse sovrintendenze. «Ciò che ho sempre apprezzato in lui è stata un'intransigente onestà intellettuale - sottolinea Stefano Asperti, preside della Facoltà - credeva nell'istituzione pubblica e nel suo ruolo. Era felice del riconoscimento ottenuto, ma c'era anche una punta di amarezza. Un paio di settimane prima era uscita, in Italia, una lista di 180 dipartimenti universitari meritevoli di fondi aggiuntivi, ma il suo non figurava». Per Luca Contrafatto, infine, ora alla magistrale, laureato proprio con Lippolis e con lui sugli scavi di Pompei, il prof «ha rappresentato un modello: ci aiutava a ragionare per portarci autonomamente a ottenere un risultato. E poi ci spronava: quello che imparerete, un giorno dovete restituirlo alla comunità» .