Per essere AxTo, è aperto davvero. Il trionfo dell'assemblearismo. Se andate sul sito del Comune torino.liquidfeedback.net potete votare i progetti culturali e sociali delle associazioni che ambiscono a ricevere i finanziamenti che il Comune destina ad AxTo, le «azioni per le periferie» pagate con soldi dello Stato. Dopo il «voto popolare» i progetti saranno esaminati da una commissione tecnica, che sceglierà i vincitori. Il voto, ponderato e competente, dei «cittadini e cittadine» avrà il suo peso. Come quello di altri cittadini e cittadine sull'alternativa Gesù-Barabba. Con una differenza: per decidere tra Gesù e Barabba non servivano particolari competenze tecniche. Meno, comunque, di quelle necessarie per stabilire a priori se una data mostra o un certo spettacolo sono meglio o peggio di altri. Ne ho discusso nottetempo, a mezzo Facebook, con l'assessore al Decentramento Marco Giusta, persona garbata che accetta con onestà il confronto. Giusta difende la bontà della trovata, e cita gli esempi «di Millo in Barriera di Milano, delle due porte ad arte realizzate da Fondazione Contrada, soprintendenza e altri che hanno tutte visto un ruolo attivo di una giuria di cittadine e cittadini». Nessun accenno a Barabba. L'esplicativo Giusta aggiunge: «La parte che coinvolge i cittadini serve per valutare l'impatto a livello territoriale delle coesioni e forze delle reti di chi ha presentato i progetti e si, anche di conoscere le preferenze della città», mi scrive. Laddove per «città» si intendono gli utenti registrati e votanti sul sito in questione. Al momento qualche centinaio. E apprezzate il capolavoro semantico rappresentato da quella frase, «valutare l'impatto a livello territoriale delle coesioni e forze delle reti di chi ha presentato i progetti» che, tradotto in lingua pedestre, mi suona all'incirca come «vediamo chi ha il serbatoio di voti più grosso». Ma questo è un mio pensiero malizioso, perché, mi spiega Giusta, «NON è MAI la parte politica a scegliere i vincitori di un bando, ma quella tecnica». Le maiuscole sono di Giusta. Perfetto. Non sono i politici corrotti e familisti a scegliere gli amichetti della parrocchietta, bensì una immagino competente e indipendentissima commissione tecnica. Beninteso tenendo conto del voto popolare. Ci mancherebbe che non tenessero conto del prezioso, competente, informato, ponderato voto popolare. Ma con quali obiettivi decide la commissione? Seguendo quali visioni, quali politiche culturali a largo raggio? E decise da chi? Da Garibuja? Dal Mago Zurlì? Da un'assemblea di condominio? Di certo non decide la politica. Ce lo garantisce la politica stessa che, per mezzo dell'assessore Giusta, ribadisce con orgoglio di non metterci becco. Eppure mi risulta che in una democrazia rappresentativa sono i rappresentanti eletti a dettare le linee, e a prendersi il rischio della decisione ultima. Altrimenti, per quale motivo ci hanno stressato gli zebedei impetrando il nostro voto? E per quale oscura ragione li manteniamo e gli passiamo prebende e stipendi e rimborsi? Forse perché sono dei poveracci che se non li pagassimo noi non riuscirebbero a mettere insieme il pranzo con la cena? No, cari miei: se mi garba di beneficare i bisognosi, i primi della mia lista non sono di sicuro quattro miracolati che rifiutano protervamente di fare ciò per cui generosamente li stipendio: decidere. Decidere e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni. La ciurma dei dipendenti riottosi scarica invece quella responsabilità sui «cittadini». Compresi quelli che non hanno altro titolo, per giudicare, se non la capacità di aprire internet e stabilire con un click non si sa in base a quali criteri il valore di progetti complessi ideati da operatori professionisti. È il trionfo del «che ci vuole? Anch'io posso pilotare un Jumbo». Aspetto con impazienza che qualcuno di lorsignori indìca una consultazione popolare per decidere se deve o non deve operarsi di emorroidi. E spero che, per coerenza, demandi al popolo anche la scelta del chirurgo. Io mi candido: sono un mago nell'affettare il prosciutto. Ma l'assessore Giusta vuole puntualizzare, e mi spiega nel dettaglio il raffinato meccanismo decisionale ideato per distribuire i soldi di Axto: «In questo caso scrive accanto al voto della commissione tecnica che vale 23 c'è anche il voto della «giuria popolare» che vale 13. Per Sanremo va bene e per Torino no?». Testuale. Quelle parole dissolvono d'incanto la mia cupa visione di una canea di sanculotti bercianti, inebriati dal potere di decretare la riuscita o il fallimento di quelli che più odiano quelli che ne sanno più di loro. No, questa non è la Rivoluzione francese. È il Festival di Sanremo, con i suoi televotanti che mandano il messaggino per far vincere Ermal Meta anziché Annalisa. Fantastico. Peccato che l'acuta intelligenza di lorsignori non sia arrivata a concepire il voto a pagamento, come a Sanremo, così riuscivano pure a rabastare quattro soldi. Per Sanremo va bene e per Torino no? Ma certo, caro assessore. Quello che va bene per Sanremo va bene anche per Torino. È tutto cabaret, che differenza fa? «Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt'altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda «Io tu e le rose» in finale e a una commissione che seleziona «La rivoluzione». Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno». Non è servito a nulla, povero Luigi
Corriere della Sera
6 Marzo 2018
Torino. Cultura, chi è pagato decida
GA
Gabriele Ferraris
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
Corriere della Sera · 9 Gen 2018
Torino. Appalto musei? Tutti contenti
Corriere della Sera · 24 Feb 2018
Torino. Cavallerizza, ci resta solo la Compagnia
Corriere della Sera · 24 Mar 2018
Tagli al bilancio e manager interni. Il brutto risveglio di Torino Musei
Corriere della Sera · 13 Lug 2018
Torino, musei. Numeri piccoli se mancano idee e grandi mostre
Corriere della Sera · 19 Lug 2018
Torino capitale della cultura? Sì, ma in serie B
Corriere della Sera · 25 Ott 2018
Torino. Luci d'artista, vandali e pupazzi al neon
Corriere della Sera · 21 Feb 2019
Torino. Giovara, le Fondazioni e gli assessori esterni
Corriere della Sera · 1 Mar 2019
Venaria, le mostre e i numeri dei turisti
Corriere della Sera · 16 Mar 2019
Torino, l'assessore scavalcato
Corriere della Sera · 9 Apr 2019
Torino, cultura. Note a margine. Le cose che Antonella non dice ma che pensa da un po'
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
Corriere della Sera · 10 Feb 2020
Melandri: Lascio subito la Camera per il Maxxi. C'è un clima di maccartismo bipartisan
la Repubblica · 6 Mar 2016
NAPOLI - Montanari, lo storico "È uno spazio risorto"
il Sole 24 Ore · 6 Mar 2016
Tristi Rimembranze. Quando i giardini non erano al verde
Corriere della Sera · 6 Mar 2016
Caserta. Caserta, il direttore accusato di essere uno stakanovista. In 5 mesi avrò fatto le undici di sera un paio di volte
la Repubblica · 7 Mar 2016
Il vero museo non conserva ma ci rivela quel che sarà
Gazzetta di Mantova · 6 Mar 2016
Passeggiata al posto del cubo Obiettivo: ok entro maggio
Corriere della Sera · 8 Mar 2016
Milano. Giardino Giusti, Rompiamo il circolo vizioso della violenza
Corriere della Sera · 10 Mar 2016
Il Fai svela i tesori nascosti. La cultura cambierà l'Italia
La Stampa · 11 Mar 2016
TORINO-"Torino, capitale della Cultura"
La Stampa · 11 Mar 2016
TORINO-"Porterò all'Ermitage i tesori dell'Egizio"
La Stampa · 11 Mar 2016
SARDEGNA-Le rocce bianche di Cala Luna "ferite" da due torinesi
la Repubblica · 11 Mar 2016
Franceschini, visita lampo tra Egizio e Palazzo Madama "Torino ora esporterà l'arte"
la Repubblica · 11 Mar 2016
"Che gioia far visitare le chiese e i siti d'arte"
Il Tirreno · 9 Mar 2016
TOSCANA - Da Leonardo a Pinocchio: un nuovo brand turistico
la Repubblica · 12 Mar 2016
BOLOGNA - Il museo non mi avrà. Blu cancella i propri graffiti
Il Tirreno · 12 Mar 2016
EMPOLI - La tavola d'oro "riaccende" il Museo, Empoli riabbraccia il suo tesoro rubato
il manifesto · 12 Mar 2016
Blu rivolta a Bologna. Cancellando le sue opere, Blu ha risposto che la città appartiene anche e soprattutto agli artisti e ai soggetti anonimi che modificano l'estetica urbana indipendentemente dal profitto, dal potere e dalle burocrazie urbane
la Repubblica · 17 Mar 2016
"Amo l'ordine cartesiano di Torino"
la Repubblica · 17 Mar 2016
Patto della cultura tra Napoli o Pompei
Corriere della Sera · 17 Mar 2016
Milano. Arco della Pace, via libera al restyling del casello daziario