Il misterioso writer che bacchetta con i suoi manifesti i leader politici danneggerebbe gli stand delle bici gialle Pur non imbrattando i muri, anche il percorso creativo del Banksy di Torino si è fermato al bivio che segna da sempre la street art. È vandalismo o arte? Domanda amletica che questa volta si è abbattuta su Andrea Villa e le sue locandine. Finti manifesti pubblicitari che, scimmiottando le campagne delle grandi corporation, mettono alla berlina i protagonisti della vita politica. Appendino, Trump o Salvini. Un po' tutti i leader delle forze politiche sono diventati protagonisti delle sue affissioni, celebrate ogni volta sui social, installate in modo clandestino nelle teche delle stazioni To-Bike. Azienda del bike sharing che, dopo il suo ultimo raid, ha annunciato denunce. «Non è un simpatico fenomeno di costume scrivono in una nota ufficiale , ma un deturpamento di una proprietà». Insomma, creatività fuori legge. Che non è passata inosservata visto che sulle tracce del Bansky si è messa anche l'Armando Testa, l'agenzia di comunicazione più importante della città. Gli ha proposto una collaborazione. «Di fronte all'ennesimo atto di danneggiamento non potevamo restare in silenzio». La dura condanna di To-bike è scattata in settimana con l'apparizione dell'ultimo sberleffo di Andrea Villa, nome inventato scelto dall'artista ribattezzato «Banksy» perché capace di colpire senza farsi mai scovare come il ben più noto omonimo inglese. Lunedì, negli spazi pubblicitari di tre stazioni del bici gialle in condivisione, sono apparse le locandine che prendono in giro Maurizio Belpietro. Il volto del giornalista del programma «Dalla Parte Vostra» è stato disegnato sul corpo di una silhouette di Depero con in mano un cocktail. E una scritta vicina a dare il segno della provocazione: «-negri negroni». A corredo di una finta réclame della Campari ad alto tasso di satira che, però, ha fatto arrabbiare To-Bike. «Abbiamo tollerato oltremisura il sedicente artista spiega Gianluca Pin, il direttore commerciale . Per posizionare i suoi manifesti, il Banksy forza le serratura e ci dà problemi agli impianti». Dopo una lunga serie di affissioni artistiche, l'azienda annuncia che si «riserva il diritto di usufruire di tutte le forme di tutela previste dalla legge». Perché, pur rimarcando che non c'è la «volontà di effettuare un'opera di censura», la vendita degli spazi pubblicitari serve «al finanziamento del servizio di bike sharing che ogni giorno viene utilizzato da migliaia di persone». L'obiettivo è scoraggiare Andrea Villa che, in una delle sue apparizioni in pubblico nascosto da una maschera, ha sempre rinnegato i danneggiamenti agli stand che aprirebbe «con una chiave di silicone senza forzare alcuna serratura». Da To-Bike confermano i danni. Anche perché l'obiettivo è scongiurare nuovi assalti a quelle teche diventate il palcoscenico di un artista severissimo con la politica e le sue contraddizioni. A farne le spese sono state Obama, Fassino, Beppe Grillo. Ma anche Marine Le Pen, testimonial inconsapevole di un'azienda di rasoi filo nazisti, Mario Adinolfi, politico anti-gay che ha sponsorizzato un profumo di Dolce e Gabbana. E anche Appendino, che dopo le cariche tra i dehors di piazza Santa Giulia, divenne il volto della campagna di «apericelere indigestivo con Pugn e Mes». Versione di Banksy del mitico logo del vermut Punt e Mes disegnato da Armando Testa. «Quando l'abbiamo vista, non ci siamo arrabbiati. Da creativi siamo sempre interessati a chi si inventa qualcosa di nuovo», dice Jacopo Morini, direttore creativo della mitica agenzia pubblicitaria. Che, invece, di dichiarare guerra al misterioso artista, l'ha invitato in ufficio. E, dopo averlo conosciuto, gli ha proposto una collaborazione all'insegna della fantasia.
Corriere della Sera
4 Marzo 2018
Torino. To-bike denuncia Banksy. L'agenzia Testa lo promuove
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