Il caso dei bookshop e dell'inglese. I sindacati: serve formazione VENEZIA. Diciassette lavoratori a rischio, e altri quattrocento con il fiato sospeso, consapevoli che quello che stanno attraversando i «colleghi» dei bookshop presto potrebbe capitare anche a loro: guardasala, bigliettai o addetti alle pulizie. Le trattative tra le parti sociali, il Comune di Venezia, la Fondazione Musei Civici e la società che ha vinto l'appalto per la gestione dei negozi, Arthemisia, non hanno fornito rassicurazioni ai dipendenti, che temono di perdere il posto con il cambio al vertice e che quindi da ieri sono entrati in stato di agitazione. L'oggetto del contendere è noto: negli appalti per la gestione dei servizi museali guardiania, biglietterie, caffetterie, pulizie e bookshop la clausola sociale non è vincolante e non obbliga il nuovo appaltatore ad assorbire il personale già in forza; Arthemisia ha perciò deciso di avviare una serie di colloqui per valutare i lavoratori, e decidere quanti e quali di quei 17 dipendenti la maggior parte dietro al bancone da venti o trent'anni mantenere e quali sostituire. Come ricorda la consigliera comunale del Pd Monica Sambo, che ha già in programma un'interpellanza sul tema, la gara per i bookshop è stata una di quelle conclusesi favorevolmente, addirittura con un rialzo: «L'amministrazione aveva più volte assicurato che non vi fosse alcuna volontà di licenziare - va all'attacco - Se questa è la gara andata bene, figuriamoci le altre, dove i ribassi sono stati tali da squalificare i vincitori». Michele Mognato, deputato di Liberi e Uguali, chiede invece l'intervento del sindaco Luigi Brugnaro. Ad aumentare la tensione, le offerte di lavoro pubblicate da Arthemisia per la ricerca di nuovo «personale di vendita»; la società si è giustificata tirando in ballo l'ostruzionismo dei sindacati, che fino a ieri si erano rifiutati di consegnare i contatti dei dipendenti per organizzare i colloqui, ma gli annunci spaventano anche per alcune competenze richieste: per esempio la certificazione di livelli avanzati di lingua inglese, che in trent'anni nessun appaltatore ha mai avanzato e che pochissimi lavoratori in servizio hanno. «L'azienda non può trattare chi è già all'interno come un nuovo aspirante a cui si può richiedere qualsiasi cosa, sono loro ad essere appena arrivati incalza Roberta Gatto, della Filcams Cgil I dipendenti hanno decenni di esperienza e hanno passato diversi appalti, evidentemente sanno fare il loro lavoro: qualcuno magari non sa l'inglese alla perfezione, ma compensa con francese o spagnolo». Arthemisia ha previsto dei periodi di stop per il riallestimento dei punti vendita. «Se richiede competenze specifiche perché non organizza corsi di formazione in quelle date?», continua. I primi colloqui inizieranno la prossima settimana ed è possibile che coincidano con uno sciopero del personale, che ha già incassato la solidarietà di guide di piazza San Marco e librerie veneziane