Nelle sue aule sono passati Manzù e Spazzapan, Casorati e Chessa. Ma anche Paolini e Zorio. Ed è a questi grandi artisti del 900 che l'Accademia Albertina vuole rendere omaggio, spalancando le porte dei depositi e aprendo a nuove collaborazioni con eredi e fondazioni. Un percorso che prende il via con la mostra dedicata a Venanzio Zolla (fino al 2 aprile) e che proseguirà nei prossimi mesi con Domenico Buratti (dal 7 aprile al 1 maggio) e Bartolomeo Boggio (dal 5 maggio al 3 giugno). Tre appuntamenti incentrati sul lavoro di altrettanti allievi di Giacomo Grosso, artista torinese al quale la Pinacoteca ha dedicato un'ampia esposizione da poco conclusa. Il trittico rappresenta un ideale seguito della mostra, ma soprattutto un'anticipazione del progetto messo in cantiere dall'Accademia con l'obiettivo di arrivare, entro un anno, all'allestimento di una sezione permanente dedicata all'arte del 900. Una «Pinacoteca 2» che troverà spazio nella Rotonda Talucchi, l'edificio circolare costruito attorno al 1828 come Pubblico Ginnasio di Latinità che si trova al centro della corte dell'Albertina. Passata dal demanio alla Città nel 1910, è stata data in uso all'Accademia dal '79. «Da sei anni, però, l'edificio non può più essere utilizzato spiega il presidente Fiorenzo Alfieri per questioni legate alla sicurezza e all'amianto». I lavori di ristrutturazione, finanziati da Compagnia di San Paolo con 4 milioni, non si limiteranno però a restituire aule alla didattica, riportando in sede i corsi di scenografia ora all'ex Incet. «Finalmente la Pinacoteca raddoppierà annuncia Alfieri e avremo lo spazio per presentare le opere del 900». E saranno sale molto suggestive. «Stiamo ristrutturando anche l'infernotto, che accoglierà una mostra permanente e le esposizioni temporanee».