Gli scavi per la costruzione della stazione «Amba Aradam» della Metro C permette di riportare alla luce la «Domus del Comandante», costruita agli inizi del II secolo dC: è l'ultima eccezionale scoperta archeologica di un cantiere, un tesoro a cielo aperto. Complice la neve e il maltempo, è più infangata del solito la discesa sulla stretta scala di ferro che porta al cuore dei lavori per la costruzione della stazione Amba Aradam della Metro C. Si passa attraverso un groviglio di tubi e ogni sorta di impalcature e macchinari edili. Ma quando si atterra, a dodici metri di profondità, si è accolti dallo splendore di mosaici bianchi e neri dove s'inseguono le geometrie e dove un amorino danza con un satiro sotto un lungo tralcio d'uva. Le pareti intorno sono affrescate, con i colori rimasti ancora brillanti, e si riconosce perfino la vasca di una fontana. È la «Domus del Comandante», costruita agli inizi del II secolo dC..: l'ultima eccezionale scoperta archeologica di un cantiere che somiglia sempre più a un tesoro a cielo aperto. A presentarla ieri Francesco Prosperetti, soprintendente speciale di Roma, insieme a Simona Morretta e Rossella Rea responsabili dello scavo. «Si tratta di un ritrovamento assolutamente inaspettato ha commentato che si aggiunge a quello del dormitorio della caserma romana di età adrianea, emersa nel 2016. Un patrimonio che senza gli scavi della metro non sarebbe mai riaffiorato, perché è raro lavorare a questa profondità e perché del complesso non esistevano testimonianze». Immediata l'opera di consolidamento, smontaggio e messa in sicurezza in container adeguatamente climatizzati (entro quindici giorni), ma poi la Soprintendenza speciale archeologia belle arti e paesaggio conta di riportare tutto dov'era. «Stiamo già lavorando per comprendere i nuovi reperti nel progetto della stazione-museo disegnata dall'architetto Paolo Desideri - ha annunciato Prosperetti senza creare ritardi. Sarà unica al mondo». La Domus, che con ogni probabilità era la dimora del responsabile del complesso militare andato in disuso nella metà del terzo secolo, copre un'area di circa trecento metri quadrati e comprende quattordici ambienti lussuosi, disposti intorno a un cortile centrale. Alcuni pavimenti sono in opus sectile , un'antica tecnica artistica che utilizza quadrati di marmo bianco e ardesia grigia, altri in mosaico e in cocciopesto, mentre le pareti sono decorate con intonaci dipinti e la presenza di suspensurae (pile di mattoni che formavano un'intercapedine sotto il pavimento per consentire il passaggio di aria calda) lascia ipotizzare che la casa fosse dotata di una stanza termale riscaldata. Segno di agio, come anche i due pugnali con manico in avorio decorato, i monili, gli anelli, bolli laterizi e oggetti femminili ritrovati all'interno dell'area. Ma non è finita qui. Lo scavo della metropolitana ha portato alla luce anche rarissimi elementi lignei e i resti di una zona di servizio che probabilmente serviva per lo stoccaggio provvisorio delle merci. «Dagli studi risulta che queste due nuove strutture, così come il dormitorio dei soldati e la caserma, siano state abbandonate e messe fuori uso intenzionalmente ha spiegato Prosperetti con i muri rasati all'altezza di un metro e mezzo, gli ambienti spogliati e interrati». Un intervento massiccio, databile intorno alla metà del III secolo d.C., presumibilmente legato alla costruzione delle vicine Mura Aureliane (271 d.C.) e alla conseguente decisione di dismettere tutti gli edifici nei paraggi, per evitare che diventassero possibili fortini dei nemici. «Così se ne era persa la memoria ha fatto notare il soprintendente - e questo, insieme allo stupore per l'ottimo stato di conservazione dell'intero complesso, ha reso ancora più grande l'emozione per questo importante ritrovamento».