Lo storico dell'arte a Vittorio Veneto parla dell'articolo 9 della Costituzione E sul prosecco dice: «La monocoltura è sbagliata, meglio la biodiversità» VITTORIO VENETO. «Purtroppo questa è stata una delle zone più devastate del paese». È un'analisi impietosa quella che propone il professor Salvatore Settis, storico dell'arte e archeologo di fama mondiale. L'occasione è la lezione magistrale su "Costituzione e Paesaggio", martedì sera al teatro "Da Ponte", nel cuore storico di Serravalle con la partecipazione del nostro giornal. A riempire la platea soprattutto gli studenti e gli insegnanti del Liceo cittadino Flaminio riuniti attorno al progetto "Classici Contro" dell' università Ca' Foscari di Venezia . A margine dell'incontro Settis chiarisce quanto sia cruciale la questione del paesaggio nel Nord Est: «e pensare che questo è uno dei paesaggi più preziosi d'Italia». «Sarebbe ora che i cittadini si svegliassero e cominciassero a difendere i paesaggi. Anche a costo di demolire qualcosa. Il Nordest è una delle zone più ricche di capannoni vuoti, che non servono a nessuno. Fino a sei anni fa aggiunge Settis si cementificavano otto metri quadrati al secondo, ora siamo passati a 3 metri quadrati al secondo. Bisogna demolire, restituendo la maggior parte possibile di territorio al suo naturale uso agricolo, per produrre cibo di alta qualità». Attorno a questi concetti incombe però la cronaca. Un tema su tutti: lo stop arrivato dall'Unesco alla candidatura delle colline del Prosecco. Settis non si sottrae. «L'Unesco può avere un ruolo importante» spiega «per influenzare l'opinione pubblica in una direzione consapevole. Diamo tanto valore a questi bollini dell'Unesco, in realtà le cose belle restano belle, anche il giorno prima di ricevere un bollino dell'Unesco. Non esagererei con i bollini. Le nostre colline, quando hanno conservato la loro bellezza naturale, sono le più belle d'Italia». L'intervento del professore affronta quindi gli aspetti legati all'agricoltura di qualità, vero punto di svolta del recupero del territorio. «Penso in generale che le coltivazioni debbano essere differenziate» spiega difendendo la biodiversità. «Sono convinto che qualsiasi intervento di agenti chimici su prodotti che poi mangiamo debba essere garantito, a tutela della salute». La tutela del paesaggio, sancito dalla Costituzione, è una responsabilità del cittadino ed è anche un'educazione alla bellezza. Il dovere della comunità è di proteggere questo patrimonio per le future generazioni. «La possibilità di difendere il nostro paesaggio è ingrediente sostanziale della democrazia», chiarisce Settis che richiama l'articolo 9 della Costituzione che chiama alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione. Il paesaggio, dunque, come valore identitario dell'Italia e come responsabilità comune e individuale al contempo. Lo studioso mostra dati alla mano, con rigore scientifico e filologico, come spesso in quello che è stato un tempo il Belpaese, si sia assecondato con azioni miopi o scriteriate, o peggio con interventi pensati per favorire il vantaggio di pochi anziché il bene comune, lo scempio del territorio e l'alterazione del paesaggio. Tutto ciò in barba a una legislazione nazionale tra le più avanzate e raffinate, ma talvolta molto difficile da applicare per la sovrapposizione delle competenze tra Stato, Regione ed Enti Locali. Francesca Gallo Invia per email Stampa 01 marzo 2018