TRENTO. In soli due anni, dal 2014 al 2016, le biblioteche trentine hanno perso 8.000 iscritti. In quattro anni, dal 2012 al 2016, i prestiti di libri sono crollati di 120.000 unità. Per quanto il Trentino sia la provincia italiana in cui si legge di più, dunque, lo stato delle sue biblioteche non sembra essere così florido. Secondo gli ultimi aggiornamenti dell'Ispat, sono 134 le biblioteche presenti in provincia con un patrimonio documentario che supera 5 milioni e 828 mila unità. A contarne più biblioteche e punti lettura sono la Val d'Adige, la Valle di Non e la Vallagarina con, rispettivamente, 20, 28 e 15 spazi. In media, sono circa 2,5 ogni 10 mila residenti, con un tasso di 1,6 in val d'Adige e, all'estremo opposto, di 10,2 nella zona della Paganella. Ma i prestiti bibliotecari sono in flessione in tutti i territori: se nel 2010 erano 1.442.771 nell'intera provincia, arrivando addirittura a 1.490.876 nel 2012, nel 2016 sono scesi a 1.370.180. In media, il numero di prestiti per ogni iscritto è di 10,5 libri con, prima della classe, ancora una volta, la val d'Adige che fa registrare una media di 12,6 prestiti effettuati nel 2016. Ma a diminuire di pari passo è anche il numero degli iscritti alle biblioteche, passati dai 137 mila del 2014 ai 129 mila del 2016. Per capire cosa ha generato questo calo è necessario tenere presenti due questioni: il cambiamento della società, sempre più multietnica ma non per questo più integrata, e l'avvento del digitale. «L'11 dei residenti a Trento è straniero, ma solo il 2 tra loro è iscritto ai servizi della biblioteca. Per tanti anni le esigenze di lettura di questa fascia di popolazione sono state ignorate e di conseguenza gli stranieri hanno iniziato a ignorare le nostre biblioteche» riflette Giorgio Antoniacomi, direttore della biblioteca comunale di Trento, spiegando come le cose stiano ora progressivamente cambiando grazie alla costruzione di servizi documentali in lingua originale. Ma tutto ciò non basta ad arginare la perdita di lettori che nella sola Trento, nell'ultimo anno, è circa dell'9, come confermato dallo stesso Antoniacomi. «Il digitale ha modificato le nostre abitudini e le biblioteche si sono trovate inizialmente impreparate di fronte a questo cambiamento. Invece, l'innovazione può aprire nuovi spazi assicura il dirigente se guardiamo a una biblioteca solo come a un deposito di libri, la condanniamo alla scomparsa, ma se impariamo a interpretare questi cambiamenti, possiamo sopravvivere e rafforzarci». Riflessione questa condivisa da Gianmario Baldi, direttore della biblioteca Tartarotti di Rovereto: «Quando è arrivato il digitale tutti abbiamo pensato che avrebbe cannibalizzato i vecchi media, invece si è andati verso una convivenza. E anche le biblioteche si stanno muovendo in questa direzione. Con il progetto Mlol, ad esempio, stiamo creando la prima rete italiana di biblioteche digitali dando ai lettori la possibilità di consultare in ogni momento ebook, quotidiani e periodici da tutto il mondo». A questi progetti, poi, se ne aggiungono altri, più analogici ma non per questo meno efficaci. «Per coinvolgere i più piccoli abbiamo creato una sezione ad hoc con una scenografia particolare che spinge i bambini a diventare protagonisti del mondo della lettura» racconta Baldi. E anche a Trento si segue la linea del coinvolgimento attivo e differenziato per target: «Con l'Associazione Periscopio abbiamo avviato un percorso dedicato alle persone che hanno disturbi specifici dell'apprendimento e abbiamo già raggiunto oltre 300 famiglie, mentre a breve lanceremo una collaborazione con l'Azienda Sanitaria per percorsi editoriali dedicati a tematiche specifiche, come l'alimentazione, i pesticidi, la protonterapia» chiarisce Antoniacomi. A tutto ciò si aggiunge l'attività dedicata alla dematerializzazione del patrimonio libraio, con un'attenzione particolare a quei documenti che differenziano le biblioteche trentine dalle altre (si pensi, ad esempio, ai preziosi documenti sul Concilio). Non solo, nell'epoca in cui il digitale rende tutto possibile, anche le fake news, le biblioteche si stanno attrezzando per essere riconosciute come soggetto responsabile di un'informazione di qualità, come un intermediario accreditato capace di validare l'attendibilità delle fonti delle singole notizie. Un lavoro che, anche grazie al coinvolgimento di scuole e associazioni, mira a far sì che i ragazzi possano riconoscere nella biblioteca un luogo democratico di confronto e relazione. Ma si tratta di iniziative che, come ricordano i direttori, potranno dare frutti solo se la politica continuerà a dimostrarsi sensibile a questo mondo. «Se il Trentino è la provincia con più lettori in Italia, non è per una particolare predisposizione dei suoi abitanti, ma perché sono state create le condizioni, con visione e lungimiranza, per far sì che ciò accadesse con spazi diffusi capillarmente in tutto il territorio, accessibili e fruibili da tutti. Un patrimonio che conclude Antoniacomi sarebbe un peccato perdere per la sola legge dei grandi numeri».