Gli Esquilini immaginari sono due, opposti ma semplici come tutti gli slogan. L'Esquilino reale è uno solo ma complicato come la vita vera. Sui due Rioni immaginari si combatte da anni la guerra mediatica. Sono due racconti astratti: degrado, Far West, fallimento da un lato; dall'altro multiculturale, esperimento, laboratorio. Quello cattivo ne vede solo le miserie, i pericoli, la rabbia; quello buono pare fatto da un privilegiato, distaccato Candide. Hanno avuto alterne fortune. Rutelli sindaco dichiarò di voler fare del rione «il salotto buono di Roma», nonostante Piazza Fanti fosse allora soprannominata Piazza Roipnol e piazza Vittorio uno sfacelo. Dieci anni fa era invece di moda il pregiudizio positivo: laboratorio di convivenza! si entusiasmavano i giornali. Ora di nuovo sta vincendo una versione cupa, tragica quasi. Intanto, sotto le astrazioni, gli esquilinari continuano a vivere la loro vita. Che è ben più complicata ma anche interessante di qualsiasi 'narrazione'. Nell'Esquilino vero c'è una scuola come la Di Donato dalle classi piene di bambini di ogni provenienza ma c'è anche la roccaforte nazionale di CasaPound. I giardini della sua piazza verde, la più grande di Roma, sono stati inclusi tra i Luoghi del cuore del Fai dopo una grande campagna popolare, e mesi di discussioni pubbliche partecipate hanno prodotto un piano di gestione. Un piano così ben delineato che una recente memoria di Giunta degli assessori capitolini competenti lo giudica applicabile anche ad altri parchi urbani. Negli stessi giardini però si spaccia alla luce del sole. Nell'Esquilino vero l'assenza - romana e nazionale - di politiche dell'accoglienza non emergenziali mostra il suo volto più crudo: senzatetto che dormono sotto i portici e nei giardini. Ma c'è anche un mondo di associazioni che a quell'assenza fa fronte da anni (Binario 95 che si occupa di prima accoglienza, la Casa dei Diritti Sociali dove si danno lezioni di italiano e tante altre). All'Esquilino un'anziana non solo è stata stuprata ma, soprattutto, si è lasciato che dormisse all'addiaccio. Ma è anche uno dei rioni di Roma con la più grande concentrazione di associazioni, comitati, fermento sociale e culturale: il circolo di aggregazione giovanile MaTeMu, l'Apollo Undici tempio nazionale del cinema documentario, il Comitato Piazza Vittorio Partecipata che ha promosso il piano di gestione di cui sopra, Esquilino Vivo e tante altre. Da qualche tempo, con altri comitati e anche la parrocchia, si stanno mettendo tutte in comunicazione tramite RES, la Rete Esquilino Sociale, per affrontare insieme i problemi e gestire le ricchezze di questo rione certo difficile ma anche speciale. Di recente in un incontro con gli assessori alle politiche sociali del Comune e del Primo municipio si è fatta una mappatura di quelle che il politichese definisce criticità - innanzitutto, la necessità di dare un tetto dignitoso a chi non ce l'ha e di salvaguardare la sicurezza. Il fatto è che l'Esquilino, quello vero, è all'esatto centro della circonferenza urbana per cui tanti dei problemi di Roma - dallo spaccio (un giorno parliamo però anche dei consumatori italiani...) alle mancate politiche di integrazione, alla gestione immobiliare - sono qui più visibili che altrove, da cui l'uso simbolico che ne fanno le propagande incrociate. Per dire: alla Balduina è appena crollato un pezzo di strada e due palazzi sono stati evacuati ma, non esistendo una Balduina immaginaria, nessun giornalista ne ha decretato il fallimento. Ma un quartiere è un organismo vivo, non un teorema. Non può quindi né fallire né trionfare. Un quartiere è solo, si fa per dire, un luogo dove si svolge la vita di chi lo abita, con fatica, entusiasmo, rabbia, speranza, sporcizia, bambini che giocano. E cittadini che, unendo le forze, cercano di prendersene cura. Questo Esquilino complicato e vero meriterebbe di essere più raccontato.