Un luogo che non ti aspetti, nascosto con discrezione nel cuore della città, in una stradina che affianca la Pinacoteca Ambrosiana. All'esterno, sul muro dell'antica palazzina di quattro piani, c'è una piccola targa d'ottone che recita semplicemente «Museo Mangini Bonomi», ma il suo interno è come il cilindro di un prestigiatore da cui escono mille curiosità: il testamento di Napoleone; una ciocca dei capelli di madame de Pompadour, rotoli di pergamena etiopi con formule magiche, sedie da dentista del 1600, una ghironda del 1700, zoccoli da suora del 1300, pantofole e abiti settecenteschi, una collezione di fiaschette di polvere da sparo, un'altra di piatti in ceramica con curiose insenature da appoggiare al collo perché nascevano come bacili da barba. Detto così sembra un bizzarro bric-à-brac, ma ogni oggetto è invece ordinato in vetrine tematiche, catalogato, dotato di un numero che, se digitato nei touch screen a disposizione dei visitatori, rivela la sua storia. Questo scrigno di sorprese è uno degli oltre 70 musei che da venerdì a domenica parteciperanno a MuseoCity, la festa dei musei cittadini. Il tema di questa seconda edizione è «Dal collezionismo privato al museo pubblico» e tutte le istituzioni coinvolte metteranno in risalto oggetti pervenuti dalla grande tradizione del collezionismo milanese che si è sviluppata a partire da fine Settecento ed è ancora una caratteristica della città. «Solo dal 2000 ad oggi sono state più di dieci le donazioni», racconta Gemma Sena Chiesa, responsabile dell'itinerario che prende il nome di Museo Segreto. «In particolare, le case museo sono un vanto specifico della nostra città e la loro diffusione testimonia quel modo innovativo di fare cultura diffusa che oggi caratterizza Milano». La casa museo Mangini Bonomi è una delle meno conosciute eppure ha una storia esemplare: fin dai primi acquisti, l'imprenditore milanese Emilio Carlo Mangini, pensò a una collezione aperta al pubblico. Comprava nei mercati, nelle aste e nei negozi di antiquariato le più varie testimonianze di come vivevano gli uomini nel passato, dai giochi agli attrezzi da lavoro, dagli abiti alle armi. Il figlio Giuseppe lo affiancò con entusiasmo fino a quando morì a 43 anni. Rimasto senza eredi, Emilio Carlo pensò a lasciare la collezione ordinata in ogni dettaglio e dal 2003, l'anno della sua morte, nulla è stato cambiato come garantisce Maria Adele Manzani, collaboratrice dell'imprenditore fin dal 1968 e conoscitrice di ogni segreto della casa che dal 1985 è gestita attraverso una Fondazione. Quattro piani in cui perdersi fra 3.690 oggetti che ci raccontano storie tanto bizzarre quanto vere come l'esistenza delle «bourdaloues», tazze di porcellana dalla forma allungata che prendevano il nome dal predicatore francese Louis Bourdaloue, noto nel XVII secolo per la prolissità dei suoi sermoni. Ebbene, quelle porcellane venivano in aiuto alle signore impossibilitate a uscire di chiesa per andare alla toilette. Sante donne!
Corriere della Sera
28 Febbraio 2018
Milano. Museo Mangini Bonomi. Gli oggetti raccontano
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Francesca Bonazzoli
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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