Il verbale ancora non c'è. Zitelli: e mai ci sarà. Dopo 4 anni stop al calo dei passeggeri VENEZIA. Il provvedimento verbale, delibera o atto di indirizzo non c'è ancora. «E mai ci sarà», dice Andreina Zitelli, ex membro della commissione Via, conoscitrice dei ministeri. Continua dunque il «giallo» del Comitatone del 7 novembre, quello che aveva scelta Marghera per il futuro delle grandi navi, visto che ormai il governo è agli sgoccioli. Intanto Risposte Turismo prevede per il 2018 lo stesso numero di crocieristi del 2017: un milione e 427 mila. VENEZIA. Un milione e 427 mila crocieristi, non uno in più e non uno di meno di quelli dell'anno appena trascorso. La previsione per l'anno 2018 di Risposte Turismo, società di ricerca del settore, segna per la prima volta dal 2014 uno stop al crollo dei crocieristi a Venezia. Dal 2016 al 2017 la Marittima aveva perso 200 mila clienti, altri 100 mila l'anno prima, dopo un picco di 1,8 milioni. Ora perlomeno non c'è più il segno meno, anche se la tabella della società guidata da Francesco Di Cesare è impietosa: a fronte dello «stabile» di Venezia, ci sono infatti il più 9,3 per cento di Civitavecchia (che arriverà a 2,4 milioni, primo porto passeggeri in Italia), il 13,2 di Napoli e l'8,1 di Genova (entrambe a quota un milione) e i segni più di tutti i primi porti italiani. Il sistema paese tornerà infatti a quota 11 milioni di crocieristi, come un paio di anni fa, dopo il calo a 10,2 del 2017. Per tornare a quella quota di ormai cinque anni fa, Venezia deve trovare la soluzione alternativa al passaggio davanti a San Marco. Il governo nel Comitatone dello scorso 7 novembre ha indicato Marghera come futuro terminal, pronto nell'arco di 3-4 anni, invitando poi la Capitaneria di Porto a emanare un'ordinanza per la fase transitoria: l'autorità marittima ha già pronto il provvedimento, basato su un algoritmo che tiene conto dell'impatto fisico e ambientale, ma attendeva un atto ufficiale del Comitatone, così come anche l'Autorità portuale, a cui spetta la progettazione del nuovo terminal nella zona industriale. Ieri però Andreina Zitelli, ex docente Iuav ed ex membro della commissione Via del ministero dell'Ambiente, conoscitrice degli uffici romani, ha annunciato a un incontro di Liberi e Uguali che quel provvedimento sia esso un verbale o una deliberazione o un atto di indirizzo «non c'è ancora, né mai ci sarà visto che il governo è ormai agli sgoccioli». «Quel Comitatone non ha nessun valore perché non c'erano i ministri previsti, tranne Delrio, e dunque non possono firmare alcunché - continua Zitelli - C'erano dei funzionari ministeriali e il sottosegretario Baretta, ma le deleghe non sono previste». L'altra ricerca fatta dalla docente riguarda il piano regolatore portuale, che risale al 1965. «Per un terminal a Marghera servirebbe una variante e quindi in automatico la Vas, cioè la valutazione ambientale strategica», conclude. «Solo per questo ci vorrebbero tre anni - le fa eco Armando Danella, storico ex dirigente del settore Salvaguardia di Ca' Farsetti - Abbiamo fatto un conto: se tutto va bene le navi a Marghera potrebbero arrivare non prima di 8 anni, mentre c'è un progetto già pronto che si può realizzare in 26 mesi». Il riferimento è al terminal di scalo alla bocca di Lido ideato dall'ex viceministro Cesare De Piccoli e progettato da Duferco, che ha avuto l'ok della Via, ma è stato fermato dal governo. De Piccoli ieri sera era all'incontro di LeU a San Tomà, dove i candidati Giulio Marcon e Michele Mognato hanno detto il loro «no» a Marghera. «Il ministro Galletti ha detto che serviranno solo manutenzioni - ha spiegato Marcon - ma per noi non è così e ribadiamo la nostra contrarietà a nuovi scavi in laguna». «Io inizialmente ero aperto a Marghera - è stata l'autocritica di Mognato - ma così com'è stata proposta, con un blitz improvviso, non va bene. E poi il traffico passeggeri mette a rischio quello commerciale e le industrie, che per noi sono la priorità. La laguna va preservata, per questo siamo anche contro l'operazione nell'area dei Pili». E' toccato a Riccardo Colletti, dei chimici della Cgil, confermare che i sindacati di categoria temono l'arrivo delle navi in zona industriale.