Ho appreso dai giornali che la Provincia ha varato il piano colore per gli edifici. Mi riservo di fare le necessarie verifiche, ma credo che tale provvedimento venga a limitare la possibilità di noi cittadini nel scegliere il colore con il quale vogliamo abbellire la nostra casa. Un'imposizione dall'alto, l'ennesima. È un freno ai colori troppo eccessivi, fanno sapere i tecnici. Un provvedimento nato di fronte al diffondersi, nelle città e nei paesi trentini, di case dalle tinte non sempre appropriate e coerenti con il paesaggio. Rimango comunque perplesso dalla modalità: il cittadino non si deve ingabbiare dentro schemi già preconfezionati. Vanno dati consigli che possano aiutare a fare scelte ponderate. Giovanni Zorzi ROVERETO Caro Zorzi, onestamente non vedo una forma coercitiva nel provvedimento, a mio avviso giusto, assunto dalla Provincia in merito al colore degli edifici. L'obiettivo che ha spinto l'amministrazione a varare il nuovo piano è di «semplificare e uniformare anche in questo ambito la normativa vigente, ma al tempo stesso valorizzare un elemento, il colore delle superfici esterne degli edifici, che concorre in maniera determinante a caratterizzare il paesaggio, prevenendo eventuali scelte eccessive o troppo impattanti». Insomma, per una volta tanto che si cerca di giocare di anticipo, ritengo sia esagerato fare le pulci al metodo. Tanto più, da quanto è stato possibile ricostruire, se consideriamo come il piano adottato non nasca dalla libera fantasia ma poggi su uno studio particolareggiato dell'Osservatorio del Paesaggio che ha tracciato le linee ispiratrici del Piano provinciale del colore. Lo studio ha messo in evidenza in primo luogo come la tradizione trentina sia fortemente orientata al ricorso a tinte non particolarmente accese, tendenzialmente riconducibili alla «gamma delle terre». Un giusto richiamo, quindi, a non spingere troppo in direzione di interventi in contrasto con l'ambiente circostante. Luca Malossini