Parla Francesca Radina, curatrice del volume «Preistoria e protostoria della Puglia» Si presenta oggi a Bari, alle 10.30 nel dipartimento di Studi umanistici del complesso di Santa Teresa dei Maschi, il volume Preistoria e protostoria della Puglia , curato da Francesca Radina, archeologa e direttrice di Palazzo Simi. Un contributo scientifico prezioso che delinea con maggiore chiarezza la presenza nel territorio pugliese di culture antichissime, dal Paleolitico fino all'età del Ferro, senza interruzioni in un arco temporale di migliaia di anni. Radina, sono moltissimi gli studiosi, italiani e anche internazionali, che hanno contribuito alle ricerche. Come spiega il motivo di tanto interesse verso la nostra regione? «Direi soprattutto per la sua posizione geografica. La Puglia è protesa al centro del Mediterraneo, e questo ha favorito lo sviluppo delle antiche civiltà nel nostro territorio. Il volume che raccoglie gli Atti del convegno di Ostuni promosso dall'Istituto Italiano di Preistoria rappresenta al momento la sintesi più completa di dati e risultati conseguiti, in Puglia, con campagne di scavo, interventi di archeologia preventiva e ricerche». Cosa è emerso di significativo? «La Puglia si conferma una regione importante in questo ambito di ricerca per ciascuno dei periodi considerati. Per quelli più recenti la rilevanza della nostra regione ha a che fare soprattutto con la sua collocazione tra Adriatico ed Egeo. Precedentemente, ossia dal 7000 al 4000 a.C., la Puglia è toccata dall'onda neolitica proveniente da Oriente in cui la nostra civiltà affonda le sue radici perché si sviluppano agricoltura e allevamento, e si insediano i primi villaggi alla base delle culture protourbane dell'età del bronzo». Quali sono state le scoperte più recenti? «Le più interessanti derivano dall'attività di archeologia preventiva prevista dal codice dei contratti (Dl 502016) che si fa sul campo durante la realizzazione di opere pubbliche e infrastrutture. Con l'Anas abbiamo stipulato un protocollo d'intesa per l'ammodernamento della strada statale 106 nei pressi di Palagiano, e qui abbiamo rinvenuto 10 tombe a grotticella risalenti al Neolitico (6500 aC), con inumazioni di soggetti femminili accompagnati da vasellame del tipo Serra d'Alto, segno di una specializzazione artigianale di ottimo livello e di un rituale funerario codificato da parte di una comunità antica, socialmente coesa». In che modo questo materiale è stato musealizzato ed è ora fruibile al pubblico? «Nel chiostro di San Domenico a Taranto, sede della Soprintendenza, è in corso la mostra "Sulla strada 6500 anni fa. Ritratto di una società della preistoria", che raccoglie proprio questi materiali. Oggi molte scoperte preistoriche avvengono in concomitanza con la realizzazione di infrastrutture. A riguardo l'Anas ha pubblicato un volume che raccoglie i reperti più importanti, compresi quelli ritrovati a Palagiano, rinvenuti grazie al lavoro congiunto con gli archeologi delle soprintendenze». Quali sono i musei pugliesi dove è possibile vedere le recenti scoperte? «Molti tra i musei della Puglia hanno accolto parte di questi contesti recentemente studiati, soprattutto nelle sezioni preistoriche dei musei archeologici nazionali di Egnazia e di Altamura, del MarTa di Taranto, per l'arco ionico, e dei musei civici archeologici di Ostuni e di Molfetta». Del volume parleranno Maria Bernabò Brea, presidente dell'Istituto italiano di Preistoria e Protostoria, Andrea Pessina, soprintendente Archeologia belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, Paolo Ponzio, direttore dipartimento Studi umanistici Università degli Studi di Bari, Donatella Nuzzo, direttore della Scuola di specializzazione in Beni archeologici Università degli Studi di Bari ; Caterina Bon Valsassina, direttore generale della Direzione Archeologia belle arti e paesaggio del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo; Luigi La Rocca, soprintendente Archeologia belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bari.