Stato d'agitazione alle Grazie, lite sugli aumenti al Piermarini Una sorta di tempesta perfetta minaccia di avvolgere nello stesso momento due istituzioni culturali milanesi: il Cenacolo e la Scala. Entrambi al centro di vertenze sindacali che, in caso di evoluzione negativa, potrebbero sfociare in proteste con possibili conseguenze sull'attività quotidiana di due tra i luoghi più visitati al mondo. È approdata ieri formalmente in prefettura la vicenda che riguarda il polo museale che gestisce L'ultima cena di Leonardo da Vinci nel Refettorio di Santa Maria delle Grazie. Due sigle di categoria della Cgil Slc e Filcams hanno comunicato lo stato di agitazione del personale della biglietteria e del bookshop. Una ventina di persone in tutto, ma sono loro a mandare avanti buona parte del lavoro al Cenacolo. Il motivo? Nel primo bando per la concessione in appalto dei due servizi, non è prevista la cosiddetta «clausola sociale», cioè la garanzia di continuità occupazionale. «Nel testo precedente si accennava soltanto all'impegno ad assumere "prioritariamente" il personale già attualmente in servizio», spiega Melissa Oliviero, della segreteria della Camera del lavoro. Quel bando è stato ritirato e il sindacato ha ribadito la richiesta di una clausola che salvaguardi la continuità occupazionale, «anche perché si tratta in prevalenza di donne giovani sottolinea la dirigente della Cgil ma al momento non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Ma non possiamo permettere che in questa città si parli di qualità del lavoro, come per esempio è avvenuto attraverso il protocollo firmato pochi giorni fa insieme al Comune, e poi si compia un passo indietro proprio in un luogo d'eccellenza come il Cenacolo». E così è partito l'iter di comunicazioni formali alla prefettura, anche in vista di eventuali iniziative di protesta che potrebbero impattare con il normale andamento delle visite al capolavoro vinciano. Intanto c'è tensione anche alla Scala, i sindacati sono pronti ad «azioni di lotta» se non arriveranno risposte «soddisfacenti» alle loro richieste sul nuovo contratto, in discussione da mesi. E proprio per oggi è previsto un incontro tra le delegazioni di Cgil, Cisl, Uil e Fials con il sovrintendente Alexander Pereira. Sul tavolo ci sono diverse questioni, ma tanto per cambiare il braccio di ferro riguarda gli aumenti salariali. I sindacati spiegano di aver già abbassato la loro originale richiesta (da 180 a 160 euro mensili per un cosiddetto livello 3B, cioè un lavoratore da palcoscenico). Il teatro finora ha controproposto uno stanziamento cumulativo per coprire gli adeguamenti delle buste paga. Ma oggi, appunto, le carte dovrebbero essere scoperte e allora si capirà se alla Scala potrà proseguire la pace sindacale che perdura da circa un anno e mezzo. La vigilia è segnata da polemiche interne allo stesso fronte sindacale, comunque unitario al tavolo di trattativa con la Sovrintendenza. I rappresentanti dei lavoratori sottolineano che la Scala è tra i pochissimi teatri a poter vantare bilanci in ordine e anche una produzione elevatissima: «330 sipari alzati all'anno, al secondo posto in Europa dopo i 360 dell'Opéra di Parigi fanno notare i sindacalisti che però può contare su due palcoscenici e sul doppio del personale.