E l'arena più suggestiva ed esclusiva della città: massimo 100 persone per problemi di sicurezza II cielo sopra le terrazze delle Scuderie E' la più elegante e la più esclusiva fra le tante, mai così tante, arene che riempiono i vuoti di quest'estate romana. Struggenti le sponde del fiume all'isola Tiberina, suggestivo lo schermo incorniciato dalle architetture anni trenta dell'Università, ricca di sapori l'atmosfera di piazza Vittorio, ma vuoi mettere lo spettacolo di questa ottocentesca terrazza delle Scuderie del Quirinale che per la prima volta si apre al pubblico sotto le stelle: di fronte la mole maestosa del Palazzo ridisegnato dal Bernini dominato dalla sagoma illuminata della torre del Mascherino, a destra tra i corpi massicci dei due Dioscuri la facciata settecentesca del Palazzo della Consulta e sullo sfondo il panorama dei tetti e dei colli di Roma. Un vero privilegio, comunque, prender posto su questa balconata da sogno. Con la residenza del presidente della Repubblica proprio lì davanti, visti i tempi che corrono, il servizio di vigilanza ha dovuto stringere i freni: non più di cento persone a sera in uno spazio che potrebbe conterne almeno il triplo. Una sorta di numero chiuso: per entrare bisogna prenotare ai botteghini, che chiudono appena raggiunta la quota-limite, oppure abbonarsi, 20 euro per l'intera rassegna, un'esplorazione in ventiquattro puntate sul cinema in India e sull'India che andrà avanti fino a metà settembre. Il biglietto giornaliero, che comprende anche l'ingresso alla mostra Passaggi in India, costa 5 euro, l'orario va dalle 17 del pomeriggio a mezzanotte. Più di una volta si è registrato il pienone e gli spettatori in eccesso sono stati rimandati a casa. Le serate riservate ai docu-mentari di Rossellini, Pasolini, Antonioni e Bertolucci, sono state le più gettonate. Ma stanotte non c'è rischio di ressa. In cartellone il bis di un filinone per palati fini: la storia tragicomica di un'intervista impossibile a uno degli ultimi cantori della lingua urdu, vecchio poeta al tramonto che assediato da due mogli megere scialacqua tra alcool e abbuffate il suo talento. Due ore senza sosta di patos e scenette di folklore: sottotitoli in due lingue e il sonoro filtrato da cuffiette che ti danno all'ingresso. A metà qualcuno si arrende e si allontana alla chetichella. Ma il grosso del pubblico resiste impavido. Mai vista una platea così motivata. No. non conoscono né il regista, né i problemi della comunità urdu quasi in via d'estinzione. Ma quasi tutti hanno visitato l'India, un'esperienza che gli è rimasta nel cuore e sperano di riassaporare. Franca Lopes, insegnante di voga, c'è stata più volte e ha persino messo piede in un cinema indiano: «A Srinagar. Un film sgangherato e variopinto che non saprei raccontare. Ma della gente conservo un ricordo indimenticabile: fischiavano le malefatte dei cattivi, si commuovevano, commentavano ad alta voce ogni scena, come fosse una storia vera». «Bella la mostra. Bella l'idea di mettere a confronto i panorami dipinti nel Settecento da due pittori inglesi e ripresi ai giorni nostri con le stesse inquadrature da un fotografo italiano. E intrigante questa rassegna di contorno- commenta Domenico Bogliolo, tecnico della Sapienza, un lungo soggiorno a Calcutta alle spalle -Ma L'India non è un paese che puoi capire in una cornice come questa. Senza il chiasso, la polvere, quelle enormi fiumane di folla per le strade. I colori e gli odori, la povertà e il fatalismo, che ti aggrediscono come voci d'un altro pianeta».