È la farmacia di «Amici miei» (si può sfrattare il Mascetti?) La scena delle pastiglie di cefalo, tra arredi di inizio '800 La farmacia fa il suo ingresso sullo schermo verso la metà del film: in piena notte il Mascetti fugge dal miniappartamento in cui vive con la moglie e la figlia in cerca della storica amante Titti. Povero in canna deve però prima trovare il modo di telefonarle. Ecco il colpo di genio con supercazzola: arriva con la scarcassata auto da via Romana, parcheggia in piazza San Felice e chiede alla perplessa farmacista delle «compresse di cefalo». Lei perplessa suggerisce: «Compresse per la cefalea?». «No, proprio di cefalo» ribatte Mascetti e per risolvere il dilemma chiede di poter telefonare al dottore, «scroccando» così la chiamata all'amante mentre la macchina da presa indugia su quegli arredi arrivati identici a oggi. Tanto da fare di piazza San Felice una tappa dei tour degli appassionati di Amici miei in cerca delle vere location. Basterebbe questo «cameo» per tentare di salvare la farmacia che ha ricevuto la disdetta del contratto perché il palazzo in cui si trova ospiterà presto appartamenti per turisti. Quel che è certo è che dietro le battaglie dei residenti dell'Oltrarno non c'è solo il timore di perdere un servizio uno dei tanti che stanno scomparendo dal centro ma un pezzo di storia. Non solo cinematografica, ma storia vera e propria: alcuni documenti d'archivio riportati nel volume Farmacie storiche in Toscana (Polistampa, 1998) attestano l'esistenza, fin dal 1427, di una spezieria in piazza San Felice. Dalla fine del Settecento le vicende di questa antica spezieria si intrecciano con quelle della spezieria granducale spostata da Palazzo Pitti proprio in piazza San Felice al civico 2, di proprietà dello Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche Lorenesi, costruito su progetto dell'ingegnere e architetto Pasquale Poccianti. Il negozio attuale è quindi databile agli anni che vanno dal 1805 al 1837 poiché, come emerge dal catasto del 1837, risulta proprietario e gestore Gaspero Puliti di Giovacchino che, già speziale di corte, aveva aperto al pubblico la propria farmacia. L'arredo della sala di vendita, formato dal banco e da una scaffalatura in legno bianco quelli a cui si presenterà anche il Mascetti è certamente ottocentesco, mentre più interessante è il retro che potrebbe presumibilmente risalire all'epoca granducale e che è composto da ripiani e mensole con colonne, timpani con scritte, trabeazioni, capitelli e fregi, che terminano in alto con una serie di vasi e busti di notevole qualità. Di pregio anche il banco a forma di fagiolo con cassetti e un piano in marmo di Carrara e tanti pezzi in vetro e ceramica del diciannovesimo e inizio del ventesimo secolo. E che ora potrebbero sparire. Anche dalle mappe dei tour di Amici miei .