Lo scempio paesaggistico dell'intera piazza che si apre di fronte alla stazione ferroviaria di Santa Maria Novella si è già palesato in tutta la sua gravità. E non poteva essere altrimenti. Un vero e proprio disastro annunciato fare convergere le tre linee della tramvia in una stretta corsia proprio a ridosso della facciata posteriore della quattrocentesca di Santa Maria Novella fronteggiante la stazione, che proprio dalla basilica ha tratto la sua denominazione. L'impianto della stazione centrale, progettata agli inizi degli anni '30 da Giovanni Michelucci e dal suo team di architetti, è un notissimo gioiello della architettura razionalista italiana. Lineare nella sua evidente orizzontalità, elegante e funzionale, è un unicum nel suo genere. Audacemente collocata al centro della città, incorniciata da edifici ad essa coevi e con essa sintonici per caratteristiche architettoniche e materiali utilizzati, la stazione ha dato vita ad una bella piazza antistante dove lo stile razionalista del progetto architettonico convive, in una riuscita armonia, con l'importante abside rivestita in pietraforte della basilica. Da sempre, per chi usciva dalla stazione di Santa Maria Novella, l'evento di un primo impatto con la Bellezza, un degno welcome all'ospite nella città del Rinascimento. Tutto ciò è, ora, memoria lontana. Un'aggressione brutale si è abbattuta sull'estetica della piazza: una selva di pali neri, di notevole altezza, si erige da terra lungo i percorsi delle tramvie. Uno spettacolo sconcertante e spettrale che disturba la visuale della basilica, peraltro non ancora «addobbato» dei necessari cavi elettrici che saranno posizionati in alto sui pali medesimi. E, allora, l'impatto sarà ancora più negativo. Vi è, altresì, un complessivo snaturamento della piazza, diventata non più percorribile a piedi, in quanto la sua superficie, quasi per l'intero, è occupata da una fitta rete di rotaie tra loro intersecantesi. Tale snaturamento potrebbe fare pensare che siamo di fronte ad un'opera di ampliamento della stessa stazione ferroviaria, con una estensione dei suoi binari dall'interno all'esterno. E, sempre in riferimento alla piazza, non dimentichiamoci la vicenda, emblematica, della vituperata pensilina, fatta costruire nel 1990 su progetto dell'architetto Toraldo di Francia: un'opera risultata, fin da subito, fuori contesto, disfunzionale, lasciata in abbandono e poi, dopo venti anni, rottamata. E potremmo continuare ad elencare i problemi non solo estetici ma anche funzionali e di traffico delle linee due e tre della tramvia, non solo in piazza della Stazione, ma anche nelle altre zone della città da essa interessate, come, purtroppo, hanno già compreso i loro residenti. Sia chiaro: alla base di tutto ciò non c'è affatto una opposizione di principio a un progetto di miglioramento dei trasporti e della viabilità urbana, purché ci auguravamo si trattasse di un progetto fatto con criterio e con tecnologie aggiornate. Tutto ciò non può che sgomentare. Viene naturale a questo punto porsi un interrogativo: a quali amministratori dovremmo dire «grazie» per questi nefasti insulti alla città della Bellezza? Non è dato saperlo. Ma i fiorentini che amano la loro città, e che non si inchinano al suo degrado ritenendolo inevitabile, hanno il diritto di ricevere risposte esaurienti da chi di dovere. Anche tempestivamente.
Corriere della Sera
23 Febbraio 2018
Firenze. Ho visto piazza Stazione, e la bellezza aggredita
GI
Ginevra Cerrina Feroni
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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Firenze. Addio bellezza? Parliamone (ma sulla Stazione tutti zitti)
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