VENEZIA. «Venezia è un sogno, e i sogni come nascono muoiono»; «Avrei preferito che Venezia avesse seguito la sua follia e che l'acqua fosse montata pian piano». E ancora: «Prostituta del turismo» e poi «Non dovrebbero esserci le grandi navi perché non portano soldi qui». Philippe Starck a 360 gradi sulla città e il turismo all'inaugurazione del Gran Caffè Quadri, in piazza San Marco. Le sue affermazioni scatenano subito la polemica del presidente dell'Autorità di sistema portuale di Venezia pronto a «riprenderlo» via twitter. «Smettano i presunti esperti della città di parlare senza sapere e attraverso luoghi comuni», ha scritto Pino Musolino. Poco prima il designer aveva parlato della gestione dei flussi. «Odio i turisti, penso che il turismo sia stupido e una forma di prostituzione ha affermato all'agenzia Ansa precisando di sentirsi in qualche modo un abitante della città avendo comprato casa a Burano ma pensare ad un numero chiuso non è etico, non è la soluzione giusta. Chi decide chi viene e chi no? E poi diventerebbe un luogo solo per ricchi». Per Starck la strada giusta sarebbe far diven-tare Venezia «il cervello d'Europa», un laboratorio tecnologicamente avanzato. «Credo che serva avere più teste, più intelligenza e parlando con molte persone mi pare che questo mutamento sta già avvenendo», ha detto prima di tornare a lanciare l'idea di utilizzare parte dell'Arsenale «per invitare tutte le teste creative del mondo e sfornare una produzione culturale e di pensiero che esca dalla città per diventare veramente patrimonio del mondo». E se l'ex sindaco Paolo Costa, che lo aveva chiamato 15 anni fa a disegnare il marchio di Venezia (il leone con un'ala sola) sottolinea come l'archistar ribadisca quello che pensa da sempre, il presidente del Porto lo attacca. «Se si discute di innovazione, sviluppo e sostenibilità il Porto è la realtà numero uno a Venezia. Basta usare attività portuali come mezzo per guadagnare due secondi di visibilità», ha twittato Musolino. Starck ha lanciato l'idea di ridisegnare la mission della città, a partire dalla cancellazione delle grandi navi definite «una cosa stupida» per puntare invece sull'«intelligenza». «Una economia dell'intelligenza ha detto deve sostituire a Venezia quella della stupidità, della prostituzione, del turismo e della mercificazione».