In seguito la dichiarazione di Raffaello Marin sulla volontà di portare al macero l'archivio fotografico ereditato dal padre Alfredo dopo la sua morte, varie sono state le forze chiamate in causa: dai cittadini stessi che avevano fatto partire una raccolta firme, al Comune, al Fast di Treviso (Fondo archivio storico trevigiano). Dalla tutela archivistica della Soprintendenza archivistica del Veneto e del Trentino-Alto Adige, che fa capo al ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, giungono chiarificazioni sulla loro modalità lavorativa, perché sembrerebbe che siano loro le forze più idonee per l'eventuale salvaguardia dell'archivio fotografico di Marin. La Soprintendenza archivistica infatti, dopo un'attenta analisi del materiale, può decretare l'interesse culturale e pubblico del materiale stesso, il quale sarà così soggetto a vigilanza, cioè con i relativi obblighi di conservazione ad esempio, ma anche con la possibilità di avere dei contributi a favore della fruibilità del materiale. Come ha recentemente fatto sapere il Fast, è vero che il Comune può essere un attore importante per depositare l'archivio, ma autorizzato tramite la Soprintendenza. Il punto cardine però è che la dichiarazione d'interesse pubblico può essere emessa solo dopo richiesta dei diretti interessati, cioè in questo caso di Marin o della famiglia Marin, perché sono loro i proprietari dell'archivio fotografico. La Soprintendenza, non avendo ricevuto domanda, non può attivarsi come ha fatto più volte in passato. In questi giorni potrebbe avvenire un contatto tra le parti. Per i vittoriesi, che hanno mostrato fin da subito l'interesse a favore dell'archivio, non resta che sperare che ciò vada a buon fine.