Si attende che i 37 milioni stanziati dal Ministero per il Fvg siano trasferiti. Sarà Roma a decidere chi li dovrà gestire Nei giorni scorsi, il Ministero per i beni culturali ha stanziato un vero e proprio tesoretto per il Fvg. Ben 37 i milioni di euro che, tra il 2018 e il 2022, consentiranno 27 interventi in 12 località. Una cifra imponente, che potrebbe consentire, in molti casi, una vera e propria svolta per molti siti culturali regionali. La domanda che tutti si pongono, però, è: chi gestirà questi fondi? E, soprattutto, quando partiranno i cantieri? La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia fa sapere di essere pronta. "Si tratta di avviare quanto prima i lavori, a fronte della disponibilità immediata dei fondi. Attendiamo che sia Roma a decidere se debbano essere gestiti dal Segretariato regionale o direttamente dagli Istituti che ne hanno fatto richiesta", spiega il Soprintendente regionale Corrado Azzollini. "Noi siamo pronti. Non è da escludere, però, vista la tipologia dei lavori finanziati, che riguardano, in molti casi, la vulnerabilità sismica degli edifici, che possano essere coinvolti anche professionisti con conoscenze specifiche di strutture edilizie storiche", continua Azzollini. Su 27 interventi inseriti nel pacchetto del Mibact, ben 21 erano stati richiesti proprio dalla Soprintendenza, per un totale di 25.310.000 euro. "Quasi la totalità delle nostre istanze, anche per beni di proprietà non statale", spiega ancora Azzollini, "sono state accolte". I beni si trovano nella Bassa Friulana e nelle province di Gorizia e Trieste che non erano state danneggiate dal terremoto del 1976 e, in precedenza, non erano state sismicamente classificate. Solo recentemente, infatti, il rischio sismico è stato esteso a tutto il territorio della Regione. I siti dell'Alto e Medio Friuli, in provincia di Udine e Pordenone, erano stati già oggetto, dopo l'orcolat, di significativi interventi di recupero e consolidamento antisismico da parte della Soprintendenza, della Regione e della Curia Arcivescovile di Udine. Di seguito l'elenco dei beni per i quali la Soprintendenza ha richiesto i finanziamenti. Aquileia: Casa Bertoli, Basilica e campanile; Cividale: Duomo e campanile, Chiesa e campanile di San Martino; Gemona: Chiesa di San Giovanni; Gorizia: Complesso ex Cinema teatro Stella Mattutina; Grado: Basilica di Sant'Eufemia; Marano Lagunare: Torre civica; Moggio Udinese: Chiesa Santo Spirito; Palmanova: Porta Udine; Premariacco: Villa Cernazai Pontoni; Ruda: Amideria Chiozza; Trieste: Palazzo Economo, Magazzino 20 in Porto Vecchio, Chiesa di Notre Dame de Sion, Faro della Vittoria, Villa Necker, Parco di Miramare, castelletto e case ex custodi, Villa Cosulich; Udine: Chiesa di Santa Chiara, ex Caserma Savorgnan (futura sede dell'Archivio di Stato e del Polo archivistico). IL MAGAZZINO 20. Uno dei 21 beni per i quali la Soprintendenza ha richiesto e ottenuto fondi per la verifica del rischio sismico, la riduzione delle vulnerabilità e il restauro, per una cifra corrispondente di 1.350.000 euro, è il Magazzino 20, in Porto Vecchio, a Trieste, per il quale è in elaborazione già da alcuni mesi un progetto per la realizzazione di un Centro per l'archeologia del Fvg, con il sostegno del Comune di Trieste, proprietario dell'immobile, e della Regione. Il progetto, per il momento in attesa dell'Atto di Concessione trentennale da parte dell'Amministrazione comunale, prevede, con la messa in sicurezza e l'adeguamento degli spazi, la creazione, al piano terra, del deposito per i reperti archeologici di pertinenza della Soprintendenza, provenienti dagli scavi su territorio regionale, un patrimonio in continuo accrescimento e che ha necessità di trovare un'adeguata sistemazione. La finalità è quella di realizzare dei depositi attivi che si prestino non solo all'ottimale e unitaria conservazione dei reperti ma anche alle attività di studio, catalogazione, restauro e valorizzazione. E, infatti, il progetto per il Magazzino 20 prevede anche uffici per la catalogazione, laboratori di diagnostica e di restauro, aule didattiche, spazi per esposizioni temporanee. La volontà è di creare un centro di studio e di formazione che diventi non solo il punto di riferimento per l'Italia settentrionale ma che abbia anche un respiro transfrontaliero, coinvolgendo i Paesi confinanti. Su questo progetto gli interlocutori della Soprintendenza sono il Comune e la Regione. Una quota del piano terra del Magazzino 20 sarà attrezzata, anche, come zona di ricovero delle opere d'arte in caso di calamità naturali o di eventi ad alto impatto.