Un «Atlante letterario» del celebre parco suddiviso in mappe, temi, autori e luoghi Convive con le carte geografiche Fabrizio Bramerini, impiegato per il Servizio sismico nazionale nei gruppi di lavoro sulle mappe di pericolosità sismica. Localizzare è il suo mestiere. Così un giorno, riconoscendo tra le righe di un romanzo diversi luoghi di Roma, ha avuto l'istinto di andarli a ritrovare e parallelamente l'idea di appuntarli su una piantina. «Una deformazione professionale di chi lavora abitualmente con la cartografia», ammette lui stesso. Da qui la scintilla per il suo Atlante Letterario di Villa Borghese (Fefè Editore), al centro del convegno I luoghi nella narrativa e nell'arte: Villa Borghese e dintorni , in programma oggi alla Biblioteca Europea. Tra i relatori, oltre a Bramerini, anche la storica dei giardini Alberta Campitelli e l'urbanista Valter Fabietti che hanno contribuito al volume, poi l'editore Leonardo de Sanctis e Gioacchino De Chirico. Per scoprire come l'Atlante di Bramerini, che raccoglie 300 citazioni ambientate a Villa Borghese tratte dai romanzi di 150 autori da D'Annunzio a Henry James, da Levi a Flaiano... si offre non solo come curiosa antologia geo-letteraria ma anche come vera e propria guida turistica del parco. Divisa per luoghi, quattordici in tutto dal Pincio allo Zoo a Piazza di Siena, e in otto temi: Amore e baci, Distrazioni, Erotismo urbano, Fantasia e follie, Incontri inseguimenti e addii, Inquietudine e paura, Paesaggi urbani, Scenografie per sentimenti. Sovrappone la cartina geografica a quella letteraria, incrocia i destini dei luoghi reali alle suggestioni che vi sono state descritte dagli scrittori. E disegna un'originale mappa dove la Casina Valadier, ad esempio, è ritratta da Vitaliano Brancati ne Il bell'Antonio : «Ogni pomeriggio immancabilmente io mi recai alla casina Valadier e vi trovai sempre la coppia dei due tedeschi. Fingevo di osservare Roma che mi si apriva sotto i piedi, ma le mie spalle vedevano lei, i capelli della mia nuca vedevano lei, e il cuore me lo sentivo voltato indietro, sicché tutto quel paesaggio che mi stava dinanzi mi faceva perfino pena come quelli che stanno buttati davanti agli occhi d'un morto». Mentre lo Zoo è descritto da Gabriel García Márquez ne La Santa e del Muro Torto parla Alberto Moravia ne Le ore piccole : «Insomma sotto la pioggia che veniva giù a stecche di ombrello, cominciò una litigata che durò tutto il Muro Torto. Però a piazzale Flaminio, finalmente lei si rabbonì e disse: Beh, non parliamone più... offrimi piuttosto un cappuccino e due paste: non mi reggo in piedi dalla fame». Così l'Atlante rende Villa Borghese più magica che mai.