La mia torre sarà museo Gli anni più belli, quelli di via Montenapoleone a Milano, sono un dolce ricordo così come gli Agnelli, i Mondadori, i Rizzoli, i Barilla, tutti signori di cui ha curato le collezioni e a cui ha arredato le case. Da metà degli '80 Gianfranco Luzzetti, l'antiquario che ha fatto della dugentesca torre degli Angiolieri la sua dimora-museo, vive a Firenze. Ed è a Firenze che ha deciso di lasciare gran parte della sua collezione che darne una stima sarebbe svilire il senso di una vita trascorsa ad aggiudicarsi Botticelli, Ghirlandaio Vasari, Giambologna, Dolci, del Sarto con un smania che lui racconta così: «Ogni opera è come un amante. Lo vuoi conquistare, poi una volta che ce l'hai, certo continui ad amarlo, ma sei pronto per tradirlo con un altro». Questi amanti sono andati a costituire un patrimonio immenso, ma soprattutto di immensa bellezza destinato a restare. Un patrimonio che, per una parte, però, andrà a trasferirsi a Grosseto: una cinquantina degli oltre 300 quadri. Il trasbordo arriverà presto, probabilmente già entro il prossimo autunno. Subito dopo che la città, ad agosto, gli consegnerà il Grifone d'oro. E segnerà la prima delle due donazioni su cui sta lavorando questo 85enne signore, che, instancabile, adesso sta anche scrivendo le sue avventurose vicende biografiche (usciranno, illustrate, per le edizioni Le Lettere). «La seconda donazione, quella destinata a Firenze arriverà a seguire racconta e sarà a favore del Fai. Volevo che la mia collezione restasse qui dove vivo e dove ogni pezzo mi ha accompagnato come un figlio. Con loro sto sottoscrivendo un accordo che garantisce ognuno di questi miei amanti». Il Fondo per l'ambiente italiano sarà tenuto a trasformare la casa in un museo, il museo Luzzetti, dove ogni quadro, ogni arredo ogni libro non andrà spostato di un centimetro e il cui piano terra, che oggi ospita lo studio dell'antiquario, dovrà essere animato con mostre temporanee, spettacoli, presentazioni di libri. Ma andiamo per gradi, perché è per parlarci del sogno avverato che lo porta a Grosseto che Luzzetti ci ha invitato a trascorrere una fredda mattinata d'inverno al cospetto di una Madonna con bambino di Botticelli un'altra (con San Giuseppe San Sebastiano e angeli) di Bellini o a una Scacciata dal Tempio di Rubens. «Lasciare qualcosa di grande nella mia Maremma era il mio sogno» dice Luzzetti. E qui va fatta una digressione, prima di essere antiquario, Luzzetti, uno che si è fatto da sé prestando il suo bellissimo volto anche a famosi fotoromanzi, era il quinto di sei figli di una semplice famiglia di Giuncarico. «Qui ho trascorso una bellissima infanzia» ricorda «ed è qui che voglio ci sia una parte di me, non proprio a Giuncarico ma a Grosseto sì, per fare uscire dalle paludi di nuovo (ride ndr .) una terra che poco ha fatto per crescere in capacità di veicolare cultura. Eppure qui siamo al centro dell'Etruria». La sua trattativa con la città è durata 20 anni e si è spalmata su quattro amministrazioni. L'unico a fargli una proposta sensata, nel passato c'era chi gli aveva offerto di lasciare i quadri in un piano dismesso di un vecchio liceo, è stato il sindaco Anton Francesco Vivarelli Colonna. «Si è sensibilizzato racconta dopo aver letto la paginata che tempo fa il Corriere della Sera mi ha dedicato». L'inaugurazione al piano terra del complesso delle Clarisse è prevista ad autunno prossimo. Per ora sono in procinto di partire dei lavori di climatizzazione, illuminazione e adeguamento, finanziati grazie a 450 mila euro della Fondazione Cr Firenze e ad altri 100 mila che arrivano dal ministero dei Beni Culturali. Sarà la prima pinacoteca della città nota solo per il museo archeologico. E del complesso espositivo dedicato alla collezione Luzzetti farà parte anche la chiesa dei Bigi. «Un esempio di barocco grossetano dice l'antiquario che voglio abbellire di quadri coevi». E qui si entra nel cuore della collezione, almeno di quella destinata a Grosseto. Per dire sull'altare di questa chiesa sconsacrata andrà un pala che rappresenta una Resurrezione del Passignano, (1.559 1638), un olio su tela di grandi dimensioni (105 per 85,5) che il donatore ha acquistato proprio in vista di questa collocazione. Ma tra le opere scelte ce ne sono molte altre e, ognuna con la sua storia. C'è il modello per l'Ercole del Giambologna (XVI secolo). Una statua di piccole dimensioni che oggi sta in un disimpegno tra le due ali del piano nobile della sua residenza e «che ricorda ho comprato nel '92 da un antiquario in Bosnia. Lui non sapeva neanche quale gioiello aveva tra le mani». Non basta: giù a Grosseto vedremo anche una bella e giovanissima Madonna con bambino del senese Rutilio Manetti (1571-1639). Anche questa con una storia speciale: Luzzetti l'ha inseguita per decine di anni. «La prima volta la vidi nel '47 poi, asta dopo asta, ho dovuto attendere fino al 2009 per comprarla, ci tenevo in particolar modo, perché era stata commissionata dal vescovo di Grosseto, Tantucci, come si evince dallo stemma. Sono riuscita ad acquistarla tramite Pandolfini». E poi ci sarà una Madonna con angeli e Santi di Francesco Curradi (1570-1661), una dolcissima Madonna col bambino del quattrocentesco Antonio Rossellino e due belle vedute ottocentesche di Károly Markó.