Se studiate la piantina del Louvre la prima cosa che vi salterà all'occhio è che di questa «nuova» concezione su cui si poggia l'allestimento delle sale secentesche agli Uffizi non c'è traccia. All'interno di una disposizione diacronica (arte antica con arte antica, moderna con moderna...), le opere sono divise per scuole: per dire Beato Angelico sta nella stessa sezione di Botticelli, Leonardo, Caravaggio, mentre gli spagnoli El Greco, Zurabàn, Murillo e Goya stanno tra loro in una carrellata che copre dal Quattrocento all'Ottocento e così via : pittura del nord con pittura del nord, con criteri di appartenenza geografica. Qualcosa di simile accade alla Gemäldegalerie: la pinacoteca di Berlino con opere di artisti europei dal XIII al XVIII secolo pone in una sezione tutta sua la collezione italiana (con opere del Beato Angelico, di Bellini, dello stesso Caravaggio o del Correggio), dedica una sezione alla pittura tedesca dal XIII e XVI secolo, mixa opere di francesi e spagnoli, e qualche tedesco più tardo. Qualcosa di diverso e in fondo di più simile alla sperimentazione di Eike Schmidt per il '600 fiorentino fa la National Gallery di Londra che ha una sezione dedicata ai «Dipinti dal XIII al XV secolo - Primo Rinascimento» (con Bellini e Botticelli ma anche Memling e Van Eyck) una per i «Dipinti del XVI secolo -Tardo Rinascimento e Manierismo (con Bronzino, Bruegel, Holbein, Michelangelo, Tiziano, Veronese) una per il Barocco (ci sono opere di Caravaggio Rubens e Van Dyck per esempio). È evidente che l'impianto voluto da Schmidt sia più di derivazione anglosassone. Anche se lui tiene a specificare: «Per questo allestimento mi sono ispirato a tre cose: all'eclettico gusto dei Medici che collezionavano capolavori senza pregiudizi geografici; all'insegnamento di un vecchio direttore degli Uffizi, quel Roberto Salvini che, nel dopoguerra, fu il primo a intuire il bisogno di mettere assieme opere coeve di autori di diversa provenienza accostando Botticelli al Trittico Portinari del fiammingo Hugo van der Goes, cosa che nella sala Botticelli io ho lasciato e infine dalla voglia di dare una più facile leggibilità a questo periodo dell'arte». Non esattamente la stessa cosa accade nei musei americani dove, in generale, si seguono altri criteri: ampio spazio è dedicato all'arte antica, poi all'arte moderna con grande copia di impressionisti francesi e poi derivazioni americane, per finire con zoom sul contemporaneo o sulle collezioni specifiche: quelle dedicate all'arte africana, o asiatica.
Corriere della Sera
20 Febbraio 2018
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CH
Chiara Dino
Corriere della Sera
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