Schmidt: «L'allestimento? Non è solo per gli studiosi» Il primo giorno di Caravaggio e del '600 agli Uffizi nell'allestimento di Eike Schmidt, mentre al cinema va in programmazione il film sull'artista con Manuel Agnelli, è un bagno di folla. L'esperimento del direttore delle Gallerie ha aperto ieri gratuitamente il museo per l'inaugurazione delle sale, in onore dell'Elettrice Palatina e nel giorno di chiusura è un successo. Tra le 11,30 e le 14,30 entrano circa 2.000 persone. Le ultime vanno via poco dopo le 15. Molte non riescono a entrare e in tanti protestano. Qualcuno a un certo punto ha un malore. Schmidt, che registra un primissimo bilancio più che positivo, dice: «Ho voluto un allestimento meno da studiosi e più adatto a tutti» e il primo giorno, complice il fatto che si entra gratis, i numeri gli danno ragione. Le sale hanno capovolto il pregresso allestimento iniziato nel 2011, mescolato opere di varie scuole, cambiato modalità di illuminazione e colore base su cui esse si poggiano. «Questa operazione dice Schmidt è costata un po' meno di 300 mila euro». I circa 100 mila utili a illuminare le sale con nuovi criteri (non più luce diffusa ma diretta sulle singole opere) sono stati offerti dagli «Amici degli Uffizi». I pezzi scelti sono 50 in tutto e sono esposte con «un'illuminazione più scenografica delle precedente» osserva Cristina Acidini «rispetto a quando si preferiva una filosofia con effetti meno enfatici». Ma cosa è davvero cambiato con l'avvento della visione del tedesco Schmidt? Nel 2011 furono inaugurate, dall'allora direttore Antonio Natali e dalla stessa Cristina Acidini che era Soprintendente, le sale blu dove venivano esposte le opere degli stranieri, spagnoli, olandesi, fiamminghi collezionate dai Medici e, in quell'occasione tirate fuori, per la gran parte, dai depositi e c'è chi si chiede la ragione di questo nuovo allestimento a così breve distanza di tempo Ora parte di quelle stesse opere hanno raggiunto Caravaggio, Artemisia Gentileschi, Carlo Dolci, e il «nostro '600» a dimostrare «le connessioni tra i nostri artisti e le scuole straniere coeve e l'eclettica curiosità dei Medici che collezionavano senza logiche territoriali. Io aggiunge il direttore ho voluto togliere gli stranieri dal ghetto». Fatto questo preambolo scendiamo nel dettaglio per capire con quali opere queste connessioni sono state mostrate tenendo a mente che tutte sono state disposte su un fondo cremisi molto drammatico e che per questo lavoro Schmidt ha lavorato con l'architetto Antonio Godoli e con tre curatrici del museo: Francesca de Luca, Matilde Simari e Anna Bisceglia. La prima sala, «Tra realtà e magia» è il titolo, è come un'introduzione a quello che verrà. Maestri del tardo cinquecento raccontano l'attenzione dell'arte veneta o bolognese per un nuovo naturalismo «è un po' l'antefatto del Caravaggio» spiega Francesca de Luca. Tra gli artisti Annibale Caracci Ritratto d'uomo con Scimmia o Venere, satiro, satiretto e amorino coi suoi sussulti contro il manierismo; Paris Bordon con un bel ritratto di Uomo con Pelliccia e Dosso Dossi che, dalla corte di Ferrara, porta una grottesca Allegoria di Ercole in cui fanno effetto i volti fortemente caratterizzati dei personaggi. La sala successiva è quella di Caravaggio e Artemisia. Purtroppo manca il Sacrificio di Isacco del maestro (in prestito sino a giugno a Forlì) e al suo posto c'è una Incredulità di San Tommaso , una copia da Caravaggio, che è esposta insieme con la Giuditta che taglia la testa a Oloferne di Artemisia, a significare come il nuovo naturalismo dell'artista si diffuse a Roma, e con un Davide e Golia del bolognese Guido Reni, fino a ieri in deposito. La parte del leone la fa l'ambiente che ruota intorno alla Medusa . Lo scudo del Caravaggio è accostato all'Armida di Cecco Bravo e ha al suo fianco un altro scudo, questa volta metallico, dell'Armeria medicea. L'altra sala ruota attorno al Bacco di Caravaggio: uno splendido Vaso di Fiori di Carlo Dolci e a una Natura morta di Velasquez lasciano il posto a rappresentazioni di cacciagione dei fiorentini Empoli e Dandini. Tra le sale più belle quelle dedicate alla nascita della pittura illuminata dalla luce delle candele. La Carità Romana di Bartolomeo Manfredi si accosta all'Adorazione del Bambino e alle «cene» di Gherardo delle Notti. Seguono i ritratti con Rubens, Van Dyck, Rembrandt con il suo Rabbino in primo piano. Nell'ultima sala ecco Sustermans, ritrattista di corte, col suo Galileo ma anche col ritratto di Cosimo II e la moglie Maria Maddalena d'Austria e il figlio Ferdinando II accostato a tre figure di contadine.