Rendita immobiliare, flussi turistici, residenza in centro, identità della città. Firenze è attraversata da un fenomeno globale con effetti pesanti sul suo futuro. Abbiamo chiesto a quattro urbanisti e sociologi se e come è ancora possibile intervenire per preservare una città davvero vissuta. Rendita immobiliare, identità della città, vita dei residenti, flussi turistici. Dietro questi elementi si sviluppa il futuro di Firenze. Una città d'arte, da sempre ambita e al centro delle attenzione dei turisti, ma che almeno fino a una quindicina di anni fa manteneva ampie zone di residenti in centro. Le dinamiche di uso degli immobili per il turismo sono sempre state presenti ma dopo la crisi del 2007 e con l'avvento delle piattaforme come Airbnb e Booking sono esplose. Aggredendo anche l'Oltrarno, una delle poche zone ancora «vissute» da residenti ed artigiani. I dati di Tecnocasa, pubblicati dal Corriere Fiorentino domenica scorsa, sono chiarissimi: la nostra città è quella nella quale si registra la più alta percentuale di acquisti da parte di chi vive «fuori», il 12,9. Non solo: il 26,9 delle case è stato acquistata da chi voleva fare investimenti, cioè principalmente se non unicamente affittare ai turisti. È il fenomeno che abbiamo registrato con i dati di Airdna: gli appartamenti disponibili sulla piattaforma Airbnb sono passati da 5.575 nel 2015a circa 10 mila oggi. In realtà quelli disponibili, anche per periodi più brevi di tutto l'anno sono oltre 16 mila. E ovviamente concentrati in centro. Gli ultimi due casi di interi palazzi che sono già stati acquistati, o in fase di esserlo, in Oltrarno per creare nuove residenza per turisti rientrano in questo fenomeno. Firenze, è destinata a diventare un parco a tema per turisti, la «Disneyland del Rinascimento», termine tante volte risuonato? Oppure c'è la possibilità di salvaguardare una città vissuta da chi ci abita, con la propria identità, con i servizi per i residenti? Cosa fare per arrivare a questo risultato? È una difesa di chi ancora ci abita o dobbiamo pensare ad una «nuova» residenza? Di tutto questo abbiamo parlato con esperti di urbanistica e sociologia. Consapevoli che le risposte che hanno dato sono tasselli di un puzzle complesso, di dinamiche globali nei confronti delle quali a volte sono inefficaci le leggi nazionali. Ma senza farci domande, non possiamo neanche provare a dare le risposte. Un'ultima chiamata, per Firenze, prima di diventare come una Venezia senza canali? Questo il senso del nostro approfondimento e la sfida della nostra riflessione.