La Fondazione: temiamo disordini. Il candidato Arnone: valutiamo se fare l'esposto La paura di «contromanifestazioni», la volontà di «tutelare i visitatori» e «salvaguardare il patrimonio espositivo della Gam». La Fondazione Torino Musei ha detto no a CasaPound e al suo leader Simone Di Stefano che, giovedì, avrebbe voluto presentare il programma elettorale e i candidati nella sala conferenze di via Magenta. «Siamo molto amareggiati. CasaPound non ha mai creato problemi di ordine pubblico sottolinea l'avvocato Gino Arnone, candidato uninominale alla Camera . Stiamo anche valutando se ci siano gli estremi per un esposto: la sala all'interno della Gam è pubblica, non è un luogo privato». La convention di Di Stefano si terrà ugualmente, ma l'appuntamento si svolgerà all'hotel Nh di corso Vittorio Emanuele. È cominciato tutto lo scorso 13 febbraio, quando CasaPound ha opzionato on line la sala per la sera del 22 febbraio. «All'inizio non sembravano esserci problemi spiega Arnone . Ho avuto contatti telefonici con il responsabile di ComunicazionImmagini, la società che gestisce lo spazio. Mi ha detto che altri partiti avevano fatto richiesta, ma che non c'erano sovrapposizioni di date e giorni. Insomma, la risposta positiva sembrava essere una mera formalità». Per tre giorni CasaPound è rimasta in attesa di una conferma definitiva. Invece è arrivata una doccia fredda. «Mi è stato comunicato verbalmente che i vertici della Fondazione avevano chiesto espressamente di evitare di concederci lo spazio. Ho mandato una mail certificata chiedendo una risposta ufficiale, ma ad oggi sono ancora in attesa». Il diniego non ha riguardato altri partiti. Ieri sera alla Gam si è svolto regolarmente l'appuntamento de «Il popolo della Famiglia» e domenica sarà la volta dell'Udc. «Noi, invece, siamo stati costretti ad andare altrove, con un aggravio di spese», insiste Arnone. La Fondazione, dal canto suo, pare irremovibile nella sua presa di posizione: «Abbiamo detto no all'incontro in considerazione dei disordini che si sono verificati nelle ultime settimane in altre città italiane a seguito di contromanifestazioni. Vogliamo evitare che i nostri visitatori corrano rischi e tutelare il patrimonio del Museo». CasaPound paga lo scotto di essere nel mirino di centri sociali e anarchici. I comitati antifascisti, infatti, hanno lanciato una mobilitazione contro Di Stefano e i suoi candidati. «Chi semina odio raccoglie tempesta: lanciamo la rete, staniamo Di Stefano», è lo slogan dell'iniziativa promossa da «Giovani antifascisti Torino» e «Bollettino antifascista San Salvario».