La nuova illuminazione esalterà il sito archeologico Un modello di sinergia tra enti pubblici e fondi privati Il tempio di Serapide di Pozzuoli illumina il suo abito notturno con led colorati, per mostrare al mondo la sua emozionante bellezza. Si chiama "Luce al Macellum" ed è il progetto firmato dal light designer Filippo Cannata e realizzato grazie all'iniziativa del Premio Civitas in collaborazione con la società Graded e la Led Generation, che punta a valorizzare uno dei siti più affascinanti del patrimonio archeologico regionale e mondiale. La nuova illuminazione, gestibile da remoto, oltre a garantire la sostenibilità ambientale grazie ad un piccolo esercito di corpi illuminanti di ultima generazione, ovvero 149 sorgenti Led cambia-colore, ha il pregio di ridisegnare la fisionomia originale del sito archeologico, esaltandone le caratteristiche e i punti che precedentemente erano in ombra. Me è anche un esempio di come la sinergia tra capitali privati e istituzioni pubbliche, in questo caso Comune di Pozzuoli e Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli, possa creare modelli virtuosi di gestione culturale e valorizzazione del patrimonio artistico. «La principale vocazione del Premio Civitas spiega il presidente, Paolo Lubrano - è portare all'attenzione mondiale le immense bellezze che caratterizzano i Campi Flegrei. Per questo abbiamo deciso di destinare un investimento cospicuo alla valorizzazione del Macellum di Pozzuoli che è un simbolo identitario senza precedenti, di impatto internazionale. Grazie all'intervento, adesso tutti, cittadini e turisti, potranno finalmente guardare al sito con occhi diversi e apprezzarne appieno il valore archeologico». L'obiettivo finale è il rilancio sociale e commerciale dell'intera area ma anche, come si augura Vito Grassi, presidente di Graded «che questo progetto, in una fase in cui è sempre più difficile trovare risorse per la cultura e gli investimenti sono ben al di sotto la media europea, sia solo l'inizio di un mecenatismo diffuso fra imprese e organizzazioni culturali». Di certo, si tratta di una piccola svolta per il sito scoperto nel 1750 che in un primo tempo fu erroneamente identificato col tempio di Serapide (per il ritrovamento di una statua che raffigura il dio egizio) e poi in seguito fu riconosciuto come il mercato pubblico dell'antica Puteoli romana, il Macellum appunto, datato tra la fine del I secolo e l'inizio del II secolo d. C.. Delimitato da un portico con colonne di granito o di cipollino, sul quale si aprivano numerose botteghe, tutto l'edificio ricorda nella pianta altri mercati di città antiche, come quelli di Pompei, Morgantina, Roma, Timgad, Djemila, Perge e Cremna. Ma, tra questi, il Macellum è il più grandioso ed integro, con il suo cortile occupato nella parte centrale da una tholos, a sua volta chiusa da un'esedra preceduta da quattro colossali colonne, delle quali tre rimaste in piedi. Per anni ha rappresentato un riferimento scientifico per gli studiosi del bradisismo, siccome era soggetto al ciclico innalzamento ed abbassamento delle acque, dovuto al fenomeno legato al vulcanismo dell'area flegrea.