L'alluvione distrusse migliaia di libri, falliti anche i progetti di accorpamento Sui muri si vedono ancora i segni dell'acqua e del fango. Dell'alluvione che un anno fa ha distrutto migliaia di libri, manuali e riviste. Quello che si è salvato, ora è rinchiuso in sacchi e scatoloni, pronto per un trasloco che non arriva mai. «Da qui dobbiamo andarcene, ma non sappiamo ancora dove», dice Elio Bellussi. Nel 2011 con sei amici appassionati di computer ha dato vita a un'associazione culturale nata con uno scopo ben preciso: aprire un Museo piemontese dell'informatica. «La collezione c'è ed è formata da 6mila computer, molti dei quali di inestimabile valore e quasi tutti funzionanti, oltre a migliaia di gadget e 10mila testi scampati alla furia dell'acqua. È lo spazio per esporla che manca». Subito dopo gli allagamenti a Moncalieri del novembre 2016, dal Comune di Torino erano fioccate le promesse. A pochi giorni dal Natale era stata approvata all'unanimità una mozione che impegnava la giunta Appendino a trovare una nuova collocazione per le macchine e i documenti stipati nel magazzino in borgata Tetti Piatti. Ma a più di un anno di distanza nulla è stato fatto. «Già allora si ipotizzava di accorpare il MuPin al Mufant, il Museo del fantastico e della fantascienza, negli spazi di via Reiss Romoli spiega il presidente Bellussi . Siamo andati più volte a parlare con l'assessorato alla Cultura, il nostro progetto è piaciuto, ma stiamo aspettando ancora delle conferme». Alcuni pezzi sono stati portati in un piccolo magazzino nell'area Tne, ottenuto in concessione gratuita, ma buona parte delle collezioni resta nel deposito di strada Carignano a Moncalieri. E dopo l'alluvione, è arrivato anche lo sfratto. Il proprietario del capannone accanto al Bingo, uno dei soci fondatori del MuPin, è infatti uscito dall'associazione e ora chiede che i locali vengano liberati. Andandosene, Giovanni Forello si è portato via alcuni suoi pezzi della collezione, come il mitico Apple 1, con l'idea di dare vita a un museo a Palermo. Al MuPin restano però diverse altre rarità: dall'Olivetti Programma 101, il primo personal computer al mondo, all'Apple Lisa 2 e al Macintosh 512. E poi consolle, stampanti e macchine da scrivere. «Siamo sotto sfratto da un anno e mezzo. Per fortuna si sono dimostrati tutti molto pazienti e comprensivi - ammette Bellussi -, ma è passato troppo tempo e dobbiamo trovare il modo di trasferirci». Per farlo, in attesa che arrivino risposte dal Comune, è stata avviata una raccolta fondi online. Al momento sono stati racimolati 1300 euro. Altri contributi arrivano da alcuni sponsor privati e dai partecipanti agli incontri che l'associazione organizza in scuole, spazi di coworking e all'Urban Center. «Con i soldi che raccogliamo vorremmo riuscire almeno a pagare il trasloco».