Il presidente delle Ogr: noi il modello La storia contemporanea di Torino ha visto l'azione di importanti collezionisti e mecenati, come gli imprenditori Riccardo Gualino, Giuseppe Ratti e Marco Rivetti, o un grande antiquario come Pietro Accorsi. Oggi, al di là delle benemerite fondazioni di origine bancaria, i «grandi mecenati» sono per lo più raccolti nella Consulta di Torino, l'associazione che nel 2017 ha festeggiato 30 anni. Ne parliamo con Fulvio Gianaria, avvocato e presidente delle Ogr. Avvocato Gianaria, oggi a Torino mancano i mecenati? «A momento l'esperienza più significativa è proprio quella della Consulta di Torino che, unica in Italia, mette in rete una serie di aziende private. Mancano quei grandi personaggi che nel passato hanno fatto la storia abbinando passione e risorse finanziarie, oltre che culturali. Confido nell'azione di altre figure simili ma non possiamo far altro che auspicarlo». Le istituzioni potrebbero fare di più per incentivare un rapporto virtuoso con il mecenatismo e il collezionismo privato, agevolandone la partecipazione? «Credo che dipenda soprattutto da un limite culturale nostro, un riserbo opposto ad esempio all'inclinazione all'esibizione anglosassone. Certo sarebbe sensato lavorare a un progetto condiviso per sollecitare l'emersione, ad esempio, di collezioni artistiche ignote ai più e agevolarne una visibilità pubblica. Rimanendo al mondo anglosassone, ciò che davvero mi auguro è che si diffonda da noi quel loro caratteristico spirito di servizio volto al bene pubblico». L'Art Bonus può essere lo strumento funzionale a questo? «È di aiuto il fatto che la gamma di progetti finanziabili sia molto vasta. Certo, pur prevedendo agevolazioni rimane un'erogazione onerosa. Un grosso incentivo alla partecipazione potrebbe venire da un meccanismo di donazioni mirate a particolari obiettivi: produzioni specifiche o magari l'acquisto di opere, definite dalla direzione dei musei per integrarne le collezioni».