Manifestazione dopo la polemica sullo sconto riservati ai musulmani Sessanta «piccoli Faraoni». È così che si sono presentati, ieri pomeriggio, gli alunni della scuola egiziana «Il Nilo». E non è bastata la pioggia, né il freddo, a trattenere l'entusiasmo dei giovani studenti, dalla quarta elementare alla terza media, arrivati davanti all'entrata del Museo Egizio per un «flash-mob di solidarietà» al direttore Christian Greco, finito al centro della polemica politica e mediatica dopo il suo battibecco a favore di telecamera con la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni. Manca qualche minuto alle 16, quando la numerosa pattuglia di alunni si avvicina, compatta, a via Accademia delle scienze. Insieme agli studenti, le insegnanti, che faticano non poco a contenerne l'entusiasmo. Sono rumorosi, cantano, sventolano disegni e cartelloni. I più grandi srotolano due bandiere: quella egiziana da un lato, il tricolore dall'altro. «Il Museo Egizio non si tocca», scandiscono in coro. Poi è la volta degli inni: prima quello di Mameli, poi quello egiziano. Una doppia nazionalità di fatto, insomma, rivendicata con inconsapevole orgoglio. E del resto la maggior parte di questi ragazzi in Egitto è solo nata; tanti di loro sono immigrati di seconda o terza generazione. Arua ha 10 anni, è originaria di Banha, 50 chilometri a Nord del Cairo. «Al Museo Egizio sono già stata 4 volte, mentre nella mia città natale solo tre», sorride. Ziad invece di anni ne ha 11, ed è il più lesto a farsi avanti quando una delle sue maestre chiede alla scolaresca di raccontare il modo in cui a scuola si è parlato della polemica che ha riguardato il museo. «Ne abbiamo discusso, sì», conferma. E se gli si chiede se sa il motivo per cui oggi è qui a manifestare, risponde con sicurezza: «Perché tutti noi abbiamo voglia di mostrare quant'è bello l'Egitto». La maestra ascolta e annuisce, poi spiega: «Quello che soprattutto ci ha infastidito è stata la confusione creata tra cultura araba e religione musulmana». Una confusione che, secondo Amir Younes, «è stata voluta consapevolmente». Amir è nato ad Alessandria, ma in Italia vive da 35 anni. È lui il rappresentante della comunità egiziana in Piemonte, ed è lui il principale organizzatore della mobilitazione in sostegno di Greco. Il quale, però, non è presente all'evento. Impegni improrogabili, spiegano i suoi collaboratori, lo tengono lontano dal museo. «A lui va comunque tutta la nostra solidarietà», ribadisce Amir, prima di tornare sulla bagarre politica. «Parliamoci chiaro, gli attacchi al direttore Greco sono solo fumo», dice. Poi aggiunge: «Sono solo polemiche elettorali che puntano a dividere, e che non a caso colpiscono la cultura: ovvero l'elemento che più di tutti è in grado di unire». Insomma, «un atto d'inciviltà». Così come «è inaccettabile precisa che una promozione finalizzata a favorire l'integrazione venga presa a pretesto per fomentare la paura. Siamo di fronte dice a seminatori di odio, a cui noi però rispondiamo con una manifestazione allegra e pacifica».