Le 15 mila missioni del gruppo Arass, all'opera quando gli altri demordono Ogni squadra ha i suoi trofei: quelli dell'Arass-Brera hanno superato quota 15 mila. Tanti sono, in vent'anni di attività dell'associazione, gli antichi strumenti scientifici restaurati: orologi monumentali, telescopi, stereoscopi, apparecchi per la misurazione di eventi sismici, metereologici, fisici, meccanismi per campane e persino antichi lampadari come quello rimesso in uso nella biblioteca Braidense. Tutti rigorosamente appartenenti al patrimonio pubblico. «Interveniamo quando i professionisti gettano la spugna perché certi lavori richiedono anni di impegno, pazienza ed enorme disponibilità di tempo. A volte bisogna addirittura creare strumenti appositi, pezzi di ricambio, viti speciali. Per le amministrazioni pubbliche sarebbero costi proibitivi», spiega Nello Paolucci che ha fondato la onlus nel 1998 con altri cinque amici, fra cui una donna, e ha appena lasciato l'incarico a Renato Romagnoli. Il primo lavoro è nato proprio così. Paolucci frequentava l'Osservatorio scientifico di Brera quando un giorno gli cade l'occhio su un faldone con la storia dell'orologio monumentale del 1786, nel cortile d'onore. Si appassiona e si mette in testa di far ripartire quel quadrante fermo dal 1957. «Dentro di me pensavo che non era possibile lasciare un segno di degrado così visibile in un luogo tanto prestigioso, frequentato da turisti di tutto il mondo», racconta. Dopo il successo dell'impresa, è arrivata la chiamata da Bergamo che desiderava rimettere in funzione l'orologio della Torre dei caduti. Ma la sfida più alta è stata vinta a Padova dove l'Arass ha riattivato l'orologio astrario di piazza dei Signori: risale al XIV secolo e sembra sia il più antico ancora funzionante al mondo. Ormai gli sos per salvare pezzi del patrimonio nazionale non si contano più: solo al liceo Parini sono stati riparati 530 pezzi del gabinetto di fisica e al liceo Beccaria poco meno di 500. La task force dell'Arass-Brera, la cui attività è unica in Italia, per fortuna conta adesso 36 membri con un distaccamento a Brescia. Tutti pensionati. Il più giovane, Maurizio Madella, ha 62 anni; il decano è Giuseppe Sardena, 84 e 6 mesi, precisa col suo straripante buon umore, capitano di un'industria che produceva strumenti scientifici: «Alla nostra età siamo più maturi: non abbiamo paura delle sconfitte, né dei tempi lunghi». «I giovani arrivano soprattutto grazie al programma scuola-lavoro. Molti si appassionano, imparano, ma non restano perché non possiamo offrirgli un lavoro retribuito», spiega il vicepresidente Franco Galli. Gli interventi che svolgono i volontari dell'Arass sono fuori mercato perché richiedono troppe ore come per il recente smontaggio e imballaggio del telescopio Repsold Merz trasferito al museo della Scienza. Un altro grosso impegno è il programma annuale di manutenzione della collezione di orologi del museo Poldi Pezzoli (oltre 600 pezzi) che l'Arass segue sotto la supervisione della curatrice Lavinia Galli. Ad occuparsene sono in particolare il neo presidente Renato Romagnoli e Attilio Vittadini, due ingegneri. Tocca a loro rimettere in moto complessi meccanismi come quello che muove il meraviglioso carro di Diana, un orologio tedesco del 1610 rimesso in funzione dopo 300 anni di inattività, o caricare ogni quindici giorni la pendola francese del 1766. Al Poldi Pezzoli l'Arass ha a disposizione una stanza dove i volontari lavorano ogni martedì, giorno di chiusura del museo, e tengono un laboratorio aperto al pubblico (prossimi appuntamenti 11 e 25 marzo). La sede legale è invece in una stanzetta di Brera, ma il regno delle riparazioni è il laboratorio di 250 metri quadri ai Frigoriferi Milanesi cui vanno aggiunte le trasferte nei beni tutelati dal Fai, in tutta Italia. «Il lavoro è tanto, ma la soddisfazione di rimettere in uso un pezzo antico è impagabile. È come entrare nella testa del suo creatore», assicura Paolucci.