Gli ambientalisti: l'ordinanza sia a termine. Casson: il governo deve muoversi VENEZIA. La prima nave da crociera è prevista per giovedì prossimo: alle 3 del mattino arriverà la Arethusa della Grand Circle Cruise Line, che poi ripartirà alle 23 di sera. Poi ci saranno una dozzina di navi fino a fine marzo e la stagione crocieristica ripartirà definitivamente con l'1 aprile. Ed è proprio quel giorno che partiranno i nuovi limiti imposti dalla Capitaneria di Porto, che superando il criterio unico della stazza le famose 96 mila tonnellate indicate nel 2013, salvo poi essere bocciate dal Tar e ripristinate da un accordo volontario tra governo e armatori ha stabilito un algoritmo basato su sette fattori, il cui risultato sarà il cosiddetto «modulo d'armamento»: le navi che saranno nei parametri (sotto il valore di 6800, per ora) potranno passare, quelle che vanno oltre invece saranno off-limits . I fattori individuati sono il dislocamento della nave (ossia la massa d'acqua spostata), la larghezza, l'altezza dalla linea di galleggiamento e l'area laterale dello scafo, a cui saranno aggiunti tre elementi correttivi: l'uso di propulsori di ultima generazione, la sottoscrizione dell'accordo blue flag e i motori a gnl (gas naturale liquido). Nell'ordinanza sarà poi scritto che dall'1 aprile 2019 i limiti saranno resi più severi, per ridurre ancora di più i tipi di navi ammesse. Una richiesta che era arrivata anche dal mondo ambientalista, che a dicembre aveva incontrato i vertici della Capitaneria. «Avevamo proposto un limite non superiore ai tre anni e un aumento di anno in anno dei vincoli, in modo da costringere il governo a decidere in fretta», dice Armando Danella, uno dei portavoce di Ambiente Venezia e membro del Comitato No grandi navi. D'altra parte è il timore anche di Felice Casson, senatore uscente che fece approvare il famoso ordine del giorno del 2013 che chiedeva tempi rapidi (e invece sono passati altri 5 anni) per la soluzione del problema. «E' il governo che deve muoversi, perché ogni ordinanza della Capitaneria è provvisoria, ma c'è il rischio di rendere definitivo il provvisorio», dice l'esponente di Liberi e Uguali. Tra l'altro sull'argomento Casson si è anche dissociato dai colleghi di partito Michele Mognato e Giulio Marcon, che nei giorni scorsi avevano sollecitato l'ordinanza della Capitaneria. «Io ritengo che una forza progressista e ambientalista come LeU non debba essere ambigua e debba dire chiaramente che le grandi navi da crociera vanno fuori dalla laguna - conclude - E' una scelta culturale, io non voglio sposare alcun progetto». Ovvio il riferimento all'unico che per ora ha percorso questa strada, ovvero l'ex viceministro Cesare De Piccoli con il suo terminal di scalo al Lido, in partnership con la società Duferco. «L'ordinanza arriva in ritardo, quando i calendari delle compagnie sono già stampati - continua Danella - Inoltre si basa su un Comitatone che noi riteniamo nullo. Avevamo proposto di bloccare le navi e prendere atto che c'è solo una soluzione che ha superato il vaglio della commissione Via, il Duferco. Ma non ci hanno seguito». Stanno invece alla finestra gli operatori, dall'Autorità portuale al gestore Vtp, fino anche alle compagnie di crociera e al loro sindacato, la Clia. Anche perché per ora si tratta di una bozza, che peraltro è stata discussa solo con alcune parti e di cui si aspetta l'ufficialità. Pare però che sia stato apprezzato il riferimento ai vari criteri che riguardano l'uso di motori puliti, oltre a quello delle dimensioni della nave. I calcoli fatti comunque avrebbero dimostrato che la situazione non cambierà di molto: in bacino di San Marco non si vedranno più i colossi da 330 metri e 140 mila tonnellate.