Il centro storico di Trento ha perduto in questi giorni due negozi: un punto vendita di abbigliamento, della multinazionale francese Promod, e una profumeria, della multinazionale tedesca Douglas. Purtroppo si sono persi così diversi posti di lavoro. Sotto un altro aspetto, non credo però che il nostro bel centro storico abbia perduto fascino e attrattiva. La monotona successione di negozi di moda e di profumerie che ormai da diversi anni popola il Giro al Sas non contribuisce a valorizzare l'aspetto storico e i pregi dei suoi palazzi. Niente è più anonimo dei tanti punti vendita con scintillanti vetrine, tutti uguali per aspetto e contenuto, che possiamo ritrovare in tutti i centri storici delle nostre città. Per caratterizzare il cuore antico di Trento mi aspetto ben altro, qualcosa che valorizzi la nostra storia e il nostro paesaggio, presentando in primo luogo ciò che il Trentino produce. Vorrei dei negozi meno brillanti magari, però più umani e con un minimo di personalità: librerie, macellerie, pasticcerie e panifici, botteghe artigiane. Sono queste presenze che rendono il centro di Bolzano, pur anch'esso in parte sfigurato dalla grande distribuzione, assai più vivo e più interessante in confronto di Trento. Nella nostra città, indicherei come migliore tra quelli rimasti il bellissimo negozio di frutta in piazza del Duomo. Certamente cambiare è difficile, e però ne vale la pena. Molti degli esercizi che negli anni hanno lasciato il Giro al Sas ne hanno indicato il motivo negli alti affitti richiesti. Ora non è un mistero (mi scuso comunque se sbaglio) che molti degli edifici del centro sono man mano divenuti proprietà di un noto gruppo finanziario trentino. Poiché penso che i rapporti tra il medesimo e le amministrazioni politiche competenti siano buone, qualcosa si potrebbe ben intraprendere. Farò un esempio: nell'assai periferica via delle Bettine, la Federazione degli allevatori trentini gestisce un bellissimo punto vendita, sempre affollato, di carni certificate e di molti altri prodotti di origine rigorosamente locale. Qualcosa del genere potrebbe contribuire alla valorizzazione del centro storico. Ancora: si sta cercando un rilancio della cerealicoltura in Trentino. Anche qui un punto vendita, per valorizzare e caratterizzare i prodotti, avrebbe qualche significato. L'Alto Adige può offrire al riguardo più di un esempio. Una cosa comunque mi sento di dire: Trento non ha bisogno di altri negozi di moda e di profumerie. Francesco Borzaga Caro Borzaga, parafrasando una celebre battuta, verrebbe da commentare così: «È l'economia, bellezza». Il tema che lei pone è serio, nonché sentito, e riguarda quasi tutte le città italiane. Inclusa Bolzano: evitiamo di cadere nel tranello di vedere più verde l'erba del vicino, sia perché pure lì abbondano negozi di grandi catene, sia perché in via Alto Adige (a pochi metri da piazza Walther) nascerà tra poco un grande centro commerciale (il Kaufhaus del magnate austriaco Benko). Se non si può pretendere che i proprietari immobiliari rinuncino a parte dei loro guadagni, è lecito invece sollecitare le amministrazioni pubbliche a varare politiche e iniziative capaci di sostenere esercizi legati alle produzioni locali (che pure ci sono sempre più). E comunque, caro Borzaga, perdoni il mio campanilismo, ma il centro storico di Trento rimane ancora uno dei più belli d'Italia. Luca Malossini