TRENTO. Beppo Toffolon disegna un «programma» a tre punti. Ambientali, ma anche culturali. In vista delle elezioni, il presidente di Italia Nostra mette in fila i temi che i candidati trentini dovrebbero porre in cima all'agenda politica. Dunque quali sono le tre priorità che mettete sul tavolo dei candidati? «In primo luogo, i politici dovrebbero miracolosamente riscoprire il significato delle zone di protezione naturale: i parchi, le aree protette. È tempo che si capisca che tra la loro più rigorosa conservazione e la loro valorizzazione economica non esiste contrasto. Perché la rigorosa conservazione è il modo migliore per valorizzarle. Altrimenti si va verso l'erosione del loro appeal e della loro capacità di innescare un turismo che sia veramente di qualità». Questo per quanto riguarda il patrimonio naturale. E il secondo imperativo? «In questo caso ci spostiamo sulla conservazione dei beni culturali, che dovrebbe tornare ad essere considerata un obbligo politico, morale e civile. L'idea che si possano smembrare i centri storici è devastante. La politica riveda questa sciagurata posizione: ci sono voluti decenni per far crescere una certa consapevolezza dell'importanza di questo tema nella classe politica. E poi improvvisamente c'è stato un passo indietro impressionante». Cosa chiedete concretamente? «Speriamo ci sia un cambio di atteggiamento e una diversa ripartizione delle risorse. Smettiamola di investire in eventi solo per poter organizzare delle inaugurazioni in pompa magna: puntiamo su cose che possano costituire un valore collettivo». Terza priorità. «Che riguarda l'urbanistica. Ci lasciamo alle spalle anni di dichiarazioni sull'importanza del paesaggio, ma l'inerzia delle vecchie abitudini è dura a morire. L'impressione è che questa attenzione per il paesaggio venga lasciata deliberatamente priva di strumenti, in balia delle idiosincrasie personali. Ecco: la prossima classe politica dica chiaramente che tipo di paesaggio vuole e che tipo di città vuole. Ci si deve chiarire sul modello urbano: un tema sul quale la classe politica è distratta. Ma ci si attende una risposta: fare i politici è un mestiere di responsabilità. È ora che lascino perdere la gestione e prendano decisioni».